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(ASI) Cominciamo dalla fine. Quando gli altoparlanti dello stadio Olimpico lanciano “La società dei magnaccioni”, inno popolare romano, il pubblico giallorosso va in visibilio. Del resto, una serata come questa è una di quelle da incorniciare nell’album dei ricordi. La Roma vince, convince ed elimina l’eterna rivale Juventus dai quarti di finale di Coppa Italia. La vendetta, dopo il ko subito di recente allo “Juventus Stadium”, si consuma in un ambiente caldo, bollente. L’ingresso in campo delle due squadre è accolto da un tripudio di sciarpe, bandiere e fumoni. La passione dei tifosi romanisti contagia anche l’undici di Rudi Garcia, che affronta l’avversario a viso aperto e con concentrazione massima.

Un avversario, è vero, privo di alcuni pezzi pregiati. Conte lascia a riposo il portiere Buffon a beneficio di Storari, le ali Lichtsteiner e Asamoah per Isla e Peluso, nonché la coppia d’attacco Tevez-Llorente, sostituiti da Giovinco e Quagliarella. Panchina anche per Pogba, a cui viene preferito Marchisio.

Garcia risponde mandando in campo la formazione che più o meno si prevedeva alla vigilia. Inserisce Torosidis al posto di Dodò, sulla mediana sceglie di schierare una massiccia cerniera formata da Nainggolan, De Rossi e Strootman, lasciando così Pjanic in panchina, in attacco non rinuncia a Gervinho e gli affianca Florenzi, mentre capitan Totti giostra qualche metro più indietro.

È forse proprio per l’assenza di un centravanti di ruolo che, nei primi minuti, la Roma fatica a rendersi pericolosa presso l’area bianconera, sebbene tenga salde le redini del gioco. La Juventus sceglie invece di badare soprattutto a coprirsi: sta rintanata nella propria trequarti, raddoppia con tenacia ogni qual volta la Roma prova a costruire azioni d’attacco, ed è pronta ad approfittare di qualche errore per colpire in contropiede.

I giallorossi riescono a “bucare” la robusta difesa bianconera al 18’, quando il guardalinee segnala un fuorigioco inesistente di Gervinho, lanciato verso la porta avversaria. Qualche minuto prima, al 13’, c’era stato invece l’unico sussulto juventino della prima frazione, ossia il fallo (molto dubbio) che Benatia commette su Giovinco; episodio che, giudicando la presunta chiara occasione da gol, provoca le vibranti proteste della Juventus per la mancata espulsione del marocchino. Per il resto, si registrano alcune interessanti discese di Maicon, però poco assistito dai compagni d’attacco, e un tiro da fuori area di Totti, al ’30, che dà l’illusione del gol a parte degli spalti.

Durante l’intervallo Conte sostituisce Chiellini, evidentemente acciaccato, con Ogbonna. È proprio la squadra ospite la prima a rendersi pericolosa. Dopo appena due minuti dalla ripresa, Tagliavento annulla la rete del vantaggio a Peluso, poiché sul cross laterale di Isla la palla esce dal campo. La partita prosegue senza grosse emozioni. La Roma appare meno pimpante del primo tempo, lasciando così alla Juventus la possibilità di costruire qualche pericolo. Al ’63 è bravo Benatia a fermare un pericoloso dribbling di Giovinco, sette minuti più tardi un’uscita non formidabile di De Sanctis permette a Peluso di colpire di testa, ma la palla finisce molto alta sopra la traversa.

Al ’74, la scelta di Garcia che cambia i destini della gara. Dentro Pjanic e fuori Florenzi, per dare più qualità alla manovra. È infatti proprio da un’invenzione del talento bosniaco che parte l’azione del gol giallorosso. Il numero 15 anticipa a centrocampo Bonucci e crea il contropiede: palla profonda per Strootman, l’olandese si invola e crossa al centro, dove un rapace Gervinho anticipa la difesa bianconera e confeziona, con un pregiatissimo colpo di tacco, il vantaggio della Roma.

I dieci minuti finali sono un infuso di grinta e cuore. La Juventus prova a pareggiare, ma la Roma difende strenuamente il risultato. Il subentrante Ljajic - che rileva un Totti salutato dall’applauso scrosciante di tutto lo stadio - dà un po’ di freschezza alla squadra. Le uniche occasioni sono un tiro di Gervinho, uno di Pjanic e, di marca bianconera, una bordata di Vidal allo scadere che termina in Curva Nord.

Dopo di che, il triplice fischio di Tagliavento sancisce la fine dell’incontro e l’inizio della festa romanista. Si va in semifinale, contro il Napoli o la Lazio (andata 5 febbraio all’Olimpico), per inseguire l’obiettivo di conquistare la decima Coppa Italia della storia giallorossa.

Federico Cenci - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

Servizio fotografico di Federcico Cenci

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