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(ASI) In esclusiva, parla il numero uno del sodalizio laziale neopromosso in serie B. “Dopo la sconfitta di Perugia abbiamo ritrovato unità e intenti. Peccato per il Perugia, oltre alla mancata promozione ha perso una grande persona e un grande imprenditore come Gianni Moneti. Paola Cavicchi non è molto abituata a rispondere alle domande dei giornalisti. Da quando si è insediata sulla poltrona più alta del Latina Calcio ha centellinato le dichiarazioni: poche parole e al momento giusto, senza fare tanti proclami. Agenzia Stampa Italia  ha avuto il privilegio di approfondire la conoscenza di un personaggio nuovo del calcio italiano (è presidente dalla scorso settembre), che in pochi mesi ha capito come funziona il “mondo pallonaro” e soprattutto vinto come pochi: promozione in serie B, Coppa Italia di Lega Pro e campionato Berretti. Pare che ad instradarla verso il “triplete” sia stata una figura molto nota a Perugia, che senza alcun interesse, ma per il semplice gusto di trasferire dell’idee, dei consigli, è risultato ascoltato e prezioso. Le intuizioni calcistiche di Gianni Moneti sono state più utili al Latina di quanto non lo siano state per il Grifo, dove ad un certo punto (ormai lo si può dire) si è dovuto addirittura mettere da parte ed assistere alla fine di un sogno, quando aveva da tempo segnalato  le difficoltà  e gli “scogli” che il Perugia avrebbe sicuramente  incontrato se non si  fosse attuata una più saggia ed oculata gestione della rosa .

 

Presidente Cavicchi, ci racconta la favola del Latina?

“Abbiamo ottenuto dei risultati straordinari, al di là di ogni più rosea aspettativa. Al primo anno da presidente speravo di togliermi qualche soddisfazione, ma sinceramente mai avrei pensato di vincere una Coppa Italia, gli spareggi promozione e un campionato Berretti”.

C’è un segreto o una ricetta particolare dietro a questo triplete?

“Ad un certo punto abbiamo capito che senza l’unità di intenti  non saremmo andati da nessuna parte. Squadra, tecnico, dirigenti e collaboratori hanno fatto corpo unico e hanno lottato fino alla fine per un obiettivo, soprattutto quello del campionato, che per certi versi può essere considerato meritato. Del resto, siamo sempre stati tra le prime cinque squadre in classifica”.

L’aver esonerato in corsa Pecchia  vi ha agevolato?

“Diciamo che ho imparato come in  certi momenti, quando serve la scossa, a pagare è sempre l’allenatore. Pecchia è un grande professionista: un tecnico di serie A, che avrà una grandissima carriera davanti. Dopo la vittoria nello spareggio contro il Pisa è tra le prime persone che ho sentito”.

In questa sua prima esperienza nel mondo del calcio, c’è stata qualche persona che le è stata più vicina di altre?

“Ce ne sono state diverse. Nel corso della stagione, però, ho imparato ad apprezzare un uomo e un imprenditore che non c’entra nulla con il Latina, ma che è stato sempre molto disponibile al confronto e dal quale ho ricevuto diversi consigli”.

Lo conosciamo?

“Certo, è Gianni Moneti. Ci siamo incontrati in occasione della gara di andata tra Latina e Perugia. Da lì abbiamo spesso scambiato delle opinioni, ci siamo confrontati. Dopo la sconfitta di Perugia è stato molto gentile nel telefonarmi e nell’ammette che in quella gara il risultato più giusto sarebbe stato il pareggio”.

Quale consiglio ha apprezzato più di altri?

“Che il calcio non è un’azienda e per arrivare a certi risultati serve percorrere delle strade diverse. Serve un po’ più di pazienza e riuscire ad innescare i giusti stimoli all’interno del gruppo di lavoro”.

Sa che Moneti non fa più parte del Perugia?

“Sì ho letto e sinceramente mi dispiace per il Perugia, perché persone del genere ed imprenditori così seri non si trovano tutti i giorni”.

Sta pensando di coinvolgerlo nel Latina?

“E’ un argomento del quale, a causa dei reciproci impegni, non ne abbiamo mai parlato, ma presto potrei farlo. Del resto gli devo un pranzo e di fronte a qualche gustosa pietanza potrei trovare le parole giuste per convincerlo”.

Redazione Agenzia Stampa Italia

 

Foto di repertorio tratta da www.ilmessaggero.it

 

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