(ASI) È finita col Grifo a volteggiare sui cieli della Sardegna. La trasferta in casa della corazzata Cagliari restituisce al Perugia certezze, lucidità e brillantezza. Quanto alla vis agonistica, si era già rivista nella doppia vittoria casalinga con Latina e Ternana e stasera è stata solo ulteriormente certificata.

Un 2-0 finale che non ammette dubbi, costruito con coraggio e intelligenza, intensità e spirito di gruppo, doti che i grifoni sanno esaltare quando sono chiamati a fronteggiare le squadre più dotate: chiedere al Crotone. Prcic e Milos hanno messo la firma su un successo che in pochi alla vigilia avrebbero preventivato, almeno con la nettezza con cui è venuto. Il Perugia scende in campo in formato 4/4/2, con Aguirre e Zapata davanti, Milos e Guberti sugli esterni e Prcic e Rizzo in mediana a stringere le maglie, soffocare gli spunti dell’ex Fossati con l’ausilio di Zapata, e innescare le verticalizzazioni per le punte. Dietro, la difesa a quattro con gli esterni Belmonte e Rossi fuori ruolo ma senza sbavature e i centrali Volta e baby-Mancini praticamente insormontabili. Solo nei minuti iniziali il Perugia soffre le incursioni e i piedi buoni dei sardi (Farias e Cinelli su tutti) ma poi Bisoli alza il baricentro e i suoi non soffrono più. Anzi, è il Cagliari a doversi preoccupare e, già prima del gol dello 0-1, il Perugia ha un’occasione d’oro con Aguirre e varie situazioni di ripartenza sfumate solo per errori negli appoggi. Il gol di Prcic (33′) è ormai una piacevole consuetudine cui il numero 20 ha abituato i tifosi biancorossi: il solito tiro da fuori chirurgico e potente, indice di capacità balistiche e di personalità. La ripresa non cambia la sostanza. Il Perugia controlla agevolmente un Cagliari che attesta il suo momento tutt’altro che ottimale. E, ogni volta che possono, i biancorossi ripartono, spesso palla a terra. Aguirre, finché è in campo, da solo tiene in ambasce la difesa sarda; Zapata si spolmona tra le due fasi; Prcic e Rizzo continuano a unire sostanza e palleggio; Milos e Guberti si sacrificano per presidiare le fasce in basso e in alto, col secondo che, dopo l’ingresso di Alhassan e prima di essere a sua volta sostituito, passa sulla tre quarti dietro la punta. E le note positive di completano con il ritorno in campo di Fabinho che, si spera, sia solo il primo recupero di una lunga serie di giocatori che potrebbero cambiare le sorti del finale di campionato. Anche se la prudenza è d’obbligo, il Grifo è tornato a volare, perché non guardare un po’ oltre gli stretti recinti dell’anonimato?

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

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