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Calcio Serie A

Viola d’inciampo - Fiorentina, il Rinascimento che non arriva: cronaca di un affanno annunciato

Di Raffaele Garinella 21 Settembre 2025 – 21:12 2 min di lettura

(ASI) Firenze, città d’arte, di cultura, di bellezza eterna. Ma anche di corner battuti corto, difese ballerine e attacchi che sembrano più un omaggio al teatro dell’assurdo che al calcio moderno.

La Fiorentina, reduce da un ko casalingo contro il Como (1-2), naviga in acque torbide e non certo per colpa dell’Arno. Due punti in tre partite, un bottino che farebbe arrossire persino una squadra di Subbuteo. Il capitano Ranieri, con la sincerità di chi ha appena scoperto che il GPS lo ha portato a Pisa invece che in area avversaria, ammette: “La contestazione è giusta. Dobbiamo dare tutti di più, io per primo”. E già qui, il tifoso medio si commuove. Poi però si ricorda che ha appena visto il Como vincere al Franchi e torna a imprecare in dialetto stretto.

Il nuovo modulo provato contro il Como sembrava promettente. Un primo tempo chiuso solo sull’1-0. Poi il secondo tempo, dove la Fiorentina ha deciso di omaggiare il minimalismo: pochi passaggi, zero idee, e un Como che sembrava il Real Madrid in trasferta. Il tecnico Pioli, sotto pressione come una moka dimenticata sul fuoco, cerca risposte. Ma il caffè, per ora, sa di decaffeinato.

Un tempo il Franchi era il fortino viola, oggi è più simile a un centro culturale per squadre in cerca di punti. “Benvenuti, Como. Accomodatevi, prendete tre punti e un souvenir.” La tifoseria, che ha visto più rivoluzioni tattiche che cambi di stagione a Zara, comincia a perdere la pazienza. E quando Firenze perde la pazienza, anche il David di Michelangelo si gira dall’altra parte.

La Fiorentina è una squadra che negli ultimi anni ha flirtato con l’Europa, sfiorato trofei, e poi si è svegliata con il cuscino bagnato di rimpianti. Ora, con un avvio da horror autunnale, la domanda è: si riparte o si riscrive il copione? Il derby in arrivo sarà più che una partita: sarà un esame di maturità, un test di sopravvivenza, e forse anche un’occasione per ricordare che la maglia viola non è solo un colore, ma una responsabilità.

In conclusione, la Fiorentina è come un’opera di Pirandello: tutti recitano, ma nessuno sa davvero chi è il protagonista. E mentre Firenze aspetta il suo Rinascimento calcistico, il pallone continua a rotolare. Sperando che, prima o poi, rotoli dalla parte giusta.

Raffaele Garinella - Agenzia Stampa Italia

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