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(ASI) Il lifting c’è stato. E’, dopo il suicidio del Napoli e il pareggio tra Milan e Udinese, ancora prima, ma c’è da fare qualche osservazione negativa alla Juve di mister Conte. Chi non era convinto che Vucinic non fosse un primissimo top player dopo ieri ha capito cosa gli manca: la testa! Perché se dal lato tecnico non si discute e sia il passaggio a Matri a Siena e il gol contro il Bologna danno prova di ciò, non si può tollerare ancora certi suoi atteggiamenti che già lo avevano contraddistinto a Roma. Prendere un giallo per proteste e un rosso per un ingenuità alla fine del primo tempo non è ammissibile per un campione quale dovrebbe essere lui e per uno da Juve. Vucinic aveva portato in vetta, con gli animi alle stelle e poi ha guastato tutto, poiché con la sua espulsione tutti gli schemi sono saltati e si sono visti alcuni limiti. Questa Juve non è l’Inter di Mourinho che se la cavava sempre e seppur sia stato apprezzabile l’impegno e la tenacia, non sono riusciti a battere una squadra che si è conquistata il suo primo punto e con mezza difesa indisponibile. Altra pecca del mercato quel terzino sinistro e De Ceglie, dopo l’ingenuità contro il Parma, ne ha fatta un’altra alimentando l’azione che ha portato al calcio d’angolo che ha permesso a Portanova di pareggiare e i rimproveri vanno pure a Chiellini che si è lasciato sovrastare e alla dirigenza che non ha preso quel famoso e imperioso centrale. Conte si è definito soddisfatto, ma probabilmente lo ha fatto più per difendere i limiti dei suoi e capendo che forse non è proprio una Juve da scudetto. I non successi con il Bologna hanno segnato le ultime due stagioni, la Juve di Ferrara che dopo le prime quattro vittorie, con il primo madornale errore di Melo regalò il pareggio e mostrò per la prima volta cosa era quella Juve; l’anno scorso dopo il ko di Lecce, Del Neri s’impantanò perdendo proprio a Torino con il Bologna. Vedremo, dunque, se questo è un passo falso, un segnale di crisi o solamente una serie di sfortunati eventi.

 

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