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(ASI) L’anno scorso è stato uno dei giocatori più discussi dal popolo biancorosso. Daniele Paponi è sbarcato a Perugia con l’etichetta del talento pronto a sbocciare, ma la sua stagione dopo un inizio abbastanza confortante è stata piuttosto deludente. Difficile mettere in discussione le qualità di un attaccante bravissimo in fase di costruzione dell’azione e con notevoli potenzialità fisiche, ma è evidente che il non essere riuscito a segnare in nessuna delle ventuno presenze totalizzate ha pesato e non poco sulla sua valutazione generale. Tuttavia come si è spesso verificato in passato, chi lascia Perugia sembra poi recuperare le giuste motivazioni e un rendimento sicuramente migliore. Paponi non solo è passato dalla Prima Divisione alla Serie A, ma a Bologna ha trovato la piazza ideale dove rilanciarsi e sbloccarsi definitivamente in zona gol. Due le rete messe a segno in otto presenze, di cui una decisiva qualche settimana fa contro il Palermo.

Paponi, come si trova a Bologna?

Molto bene. L’inizio di stagione non è stato facile, viste le tante vicissitudini societarie, ma ora le cose sono cambiate e devo dire dir aver trovato l’ambiente giusto per giocare a calcio.

La sua stagione sin qui è andata a fasi alterne: un inizio importante, con tante apparizioni da titolare. Poi un periodo negativo, contraddistinto da un fastidioso infortunio, fino alla “resurrezione” contro la Sampdoria e al gol vittoria contro il Palermo.

Il campionato era iniziato bene, ma un infortunio mi ha messo per un po’ ai box. Non è stato facile rimanere fuori: ora però sono contento di essere rientrato e di aver dato il mio contributo.

Il momento più emozionate?

Sicuramente il gol al Palermo. Entrare e segnare la rete decisiva non capita tutti i giorni. E’ stata una sensazione bellissima, che spero si ripeta presto

Che ricordo conserva della sua esperienza a Perugia?

Per certi versi bello. Perugia è una città meravigliosa e lì ho trovato un gruppo di compagni davvero eccezionali. Sotto l’aspetto professionale non posso dire altrettanto. Io non ho reso quanto avrei potuto e i problemi societari hanno fatto il resto. Peccato, perché la squadra dell’anno scorso era davvero forte e come minimo avrebbe meritato di raggiungere i play-ogg

A Perugia l’ha portata Sandro Marcaccio, direttore sportivo che ha sempre creduto in lei anche nei momenti difficili. Lo ha più sentito?

Quest’estate quando ho firmato con il Bologna. Mi ha fatto i complimenti e le raccomandazioni del caso, invitandomi ad impegnarmi e a sfruttare l’occasione. Il direttore è un grande dirigente, che ringrazierò sempre per essermi stati vicino nei momenti difficili. So che ha grande stima di me, ma posso dire altrettanto di lui

Ha notizie del nuovo Perugia?

Certo. Dentro lo spogliatoio mi tiene informato Lupatelli con risultati e curiosità varie. Poi il lunedì non perdo occasione di leggere approfondimenti e quant’altro. Credo che la nuova società ha fatto un bel lavoro e che la promozione sia ormai solo una questione matematica.

Tra tanti allenatori che ha avuto, qual’è quello che le ha lasciato di più in termini di conoscenze e crescita professionale?

Sicuramente Claudio Ranieri. L’ho avuto sei mesi a Parma e devo ammettere che i suoi insegnamenti sono stati molto importanti

Il suo futuro?

Vorrei restare a Bologna. A gennaio ho rifiutato la Reggina, perché mi sono reso conto di potermela giocare anche nella massima serie.

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