L'ambiguità nella politica estera del Governo Draghi

cartinageograf copy(ASI) Roma - Il governo italiano ha dimostrato nell'ambito della crisi ucraina di avere il classico atteggiamento un po' ambiguo che spesso ha caratterizzato la politica delle relazioni internazionali dello Stato unitario italiano dal 1861 fino ad oggi.

Agli albori dello scoppio della fase calda della guerra in Ucraina il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha avuto contatti con il Presidente della Russia Vladimir Putin per avere rassicurazioni per le forniture di gas all'Italia. L'Italia per la pace si è offerta di svolgere il suo classico ruolo di dialogo e intermediazione fra la Nato, l'Unione Europea e la Russia.
Ma, con lo scoppio della fase calda del conflitto in Ucraina, l'atteggiamento in politica estera del governo italiano è cambiata radicalmente sia nelle parole che nei fatti.
Infatti, l'Esecutivo ha fatto sapere su tutti gli organi d'informazione la decisione, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, di voler fornire armi d'offesa alla resistenza ucraina, e di voler trovare delle forniture di gas alternative a quelle russe, probabilmente dietro l'impulso degli Stati Uniti che sono diventati negli ultimi anni i maggiori produttori di idrocarburi nel mondo e che hanno, in ambito Nato, migliaia di marines sul territorio nazionale della Penisola Italica, tradendo le aziende italiane che hanno investito lì, e una storica amicizia che lega l'Italia alla Russia iniziando dal Regno delle Due Sicilie dei Borbone, passando per l'Eni di Enrico Mattei e la Fiat di Gianni Agnelli, fino ai rapporti di amicizia fra Putin e Silvio Berlusconi.  
L'Italia con dei voli militari ha creato, insieme agli altri Stati Nato, una testa di ponte aerea che collega il nostro paese alla Galizia, la regione di Lviv, ossia l'antica Leopoli, dove c'è la maggiore resistenza alle armate di Mosca, perché vive della popolazione non di etnia russa (vedi l'immagine della cartina).
 
Ma quali aiuti di fatto il governo italiano sta dando all'Ucraina?
 
In primis, col decreto legge n.14 del 25 febbraio 2022, è stata prevista una spesa di 12 milioni di euro per la cessione alle autorità ucraine, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari di difesa, dunque non letali come elmetti in kevlar, giubbotti, metal detector, e robot anti mine.
Successivamente, domenica 27 febbraio 2022, il Governo Italiano ha stanziato un fondo con un aiuto immediato di 110 milioni di euro al governo ucraino e lunedì 28 febbraio, Palazzo Chigi ha approvato un nuovo decreto legge relativo a misure di aiuto all’Ucraina tra cui l’invio di equipaggiamenti, materiali e mezzi militari anche offensivi (si parla di centinaia di missili anticarro e antiaereo Stinger e Spike, mortai, migliaia di mitragliatrici pesanti Browning e leggere MG, anche se il numero e le caratteristiche tecniche esatte delle armi resta top secret),subito ratificato dal Parlamento, con l'invio di sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti, mortai, per un valore compreso tra i 100 e i 150 milioni di euro, in deroga alle rigide procedure previste dalla legge Zanone - Ruggiero 185/90.
Un comportamento ambiguo del Governo Italiano che sicuramente potrebbe irrimediabilmente minare i rapporti con Mosca, ancora di più nel caso di una escalation su più larga scala del conflitto che nessuno si augura.
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
 

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