(ASI) Riprendiamo il discorso iniziato nel nostro primo appuntamento con lo sviluppo della morale e quindi non possiamo fare a meno di citareun passo del Prologo dalle Confessioni del Rousseauche risuona come una profezia di quantodoveva accadere: “Mi metto ad un’impresa che nonebbe mai l’uguale e la cui esecuzione non avrà imitatori.

Io voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della natura. E quell’uomo, sarò io. Io solo. Io sento il mio cuore e conosco gliuomini.

Io non sono fatto come alcuno di quelliche ho visto; oso credere di non essere fatto comenessuno di quelli, che esistono. Se non valgo dimeglio almeno sono diverso. Se la natura abbia fattobene o male a rompere lo stampo nel quale mi ha fuso, si potrà giudicare dopo di avermi letto”.

Da ciò, a sostituire il proprio Io a Dio il passonon e poi tanto lungo!

Ed infatti, dirà ancora:“Tutto è finito per me sulla terra, non mi puòpiù fare né bene né male Ed eccomi tranquilloin fondo all’abisso, povero sventurato mortale,ma impassibile come Dio stesso”! (Reveries1° passeggiata).

Questa “terza via morale” non èoggetto della nostraconversazione, ma sarebbe comunque interessantefarne occasione per affrontare il tema, magari promuovendo una ricerca comune, trattandosi di un argomento interessante, perché attualissimo.

Passando, ora, al tema specifico della nostra ricerca,dobbiamo dire che una visione il più possibile ampiae completa del problema della morale dell’antichità pre-cristiana non può prescindere da un sia purbreve excursus nel mondo estremo orientale, perpassare a quello ellenico e, infine, Romano.

A differenza di quello occidentale, il mondo orientalenon ha mai dato vita ad una filosofia intesa comeindagine razionale sul mondo, la vita, l’uomo.

L’uomo orientale, forte della Tradizione, ha sviluppatoil proprio senso morale dai: principi sapienzialicustoditi e trasmessi dalle caste sacerdotali.

Il primo riferimento non può che dirigere versola Cina che, in Confucio, trova ed esprime le piùantiche e venerabili forme di sistemazione giuridico-morale, sviluppate in seguito dal pensiero Taoistadi Lao-Tse.

Con il ChungYung (La Dottrina del Giusto Mezzo)Confucio fissa i principii della morale nella “centralità”, espressa mirabilmente nel simbolo dell’occhio

scolpito nel cuore.

L’occhio “nel cuore” che guarda “dentro il cuore”.

Simbolo semplice e sorprendente che riesce a svelare,velandola, una delle verità più profonde dell’esistenzaumana: Conosci te stesso! E quell’occhio nascosto ti rivelerà ogni conoscenza. Continua.

Francesco Maiorca – Agenzia Stampa Italia

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