(ASI) Negli ultimi giorni del 2020, L’Istituto Nazionale di Statistica, ISTAT, ha diffuso i dati che rattristano, perché riguardanti le morti. Tra questi anche l’incidenza della nuova malattia da Covid19. Il numero dei decessi in Italia tra marzo e novembre, in confronto alle medie dei 5 anni precedenti va a comporre un infelice numero in eccesso di circa 85.000.

Tuttavia solo due terzi di questi si spiegano ufficialmente legandosi alla pandemia. In base al Dashboard del ministero della Sanità, si contavano fino alla fine di novembre scorso 55.576 morti, sui quali era stato trovato il Coronavirus Durante il drammatico 2020 ci sono stati almeno trentamila decessi in più rispetto alla normalità del passato. I casi totali in Italia da inizio pandemia, secondo quanto riportano i dati ufficiali sono ad oggi 2,44 milioni, con un +13.633 casi ad oggi, 27.844 guarigioni, e 85.000 decessi con un +472 a ieri. La “conta” è dunque molto terrificante. È possibile scomporre su base territoriale i numeri per farsi un’idea di cosa sia accaduto realmente. L’anno scorso la mortalità del Paese è aumentata del 19%. Tuttavia dietro questa percentuale si celano enormi differenze territoriali. Ci sono province in cui i decessi non sono mai aumentati : Cagliari, Caltanissetta, Rieti. Così come Agrigento, Messina, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Matera, Chieti, Salerno, Benevento, Viterbo, Siena. In altri territori il numero dei decessi è quasi raddoppiato o comunque esploso : +86% a Bergamo, più 76% a Cremona, +62% a Lodi, +57% a Brescia, +41% a Milano. Solo in Lombardia si è registrato un eccesso di quasi diecimila morti rispetto alla normalità degli anni precedenti. Anche Pavia, Lecco, Parma e Piacenza sono state colpite duramente. I dati su base regionale sono preziosi. Questi fanno capire le prestazioni dei sistemi sanitari locali. Una regione può riuscire a mantenere le cure per altre malattie ma continuando a concentrarsi sull’emergenza. I periodi di confinamento hanno probabilmente aiutato ad arginare il Coronavirus. Nonostante l’emergenza non sia terminata possiamo sperare che con l’arrivo della stagione estiva, il virus perda la sua spinta.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia

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