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Caso Palamara. Dott.ssa Franca Marinelli: "Distinguere la parte sana della Magistratura"

Di Redazione ASI 16 Giugno 2020 – 09:53 2 min di lettura

marinelli(ASI) Ho letto da qualche giorno, la lettera aperta del Giudice Dott.ssa Silvana Ferriero, riferita al “Caso Palamara”. La condivisione da parte mia e da parte di tutta la Magistratura “sana” non può che essere totale.

Ma perché non aggiungere, con cognizione di causa, altre riflessioni, frutto del mio lavoro in Magistratura, nelle città di Milano, Roma, Orvieto, Perugia e Viterbo?

Perché non evidenziare l'ipocrisia “dell'attualità” di questi “faccendieri di Palazzo”, che, per lo meno a partire dal 1978 (anno in cui ho sostenuto il concorso da Magistrato), già esistevano “in modalità fortemente virulenta”?

L'Associazione Nazionale Magistrati era sorta con ben altre finalità, ma già, appunto nel 1978, il sistema “correntizio” era quello di “Palamara”. Quindi “quale nuova verità”? Quale altra ipocrisia (e Chi dietro di essa!) viene portata all'attenzione dei media?

Perché la “politica”, da entrambe le parti, si è scambiata i ruoli? La prima, quella delle Istituzione Politiche vere e proprie, che “ha delegato” alla seconda (Magistratura) ogni tipo di risoluzione dei suoi problemi; la seconda, che se n'è approfittata, investendosi di una competenza, appunto politica, che non le era propria.

Perché aver permesso ai Magistrati di entrare ed uscire dal Parlamento, quanto e come hanno voluto?

Perché tornare al loro primo (unico per concorso superato) lavoro, dopo essere stati Deputati, Sindaci, Governatori e quant’altro!

Perché ha fatto comodo ad entrambi: Politici e Magistrati (quelli, e solo quelli, che ovviamente vi si sono prestati)!

Perché le morti di tanti Magistrati, a cominciare da Mario Amato, silenzioso e bravo collega, morto anch’esso ammazzato, più di 40 anni fa, sono passate e passano ancora come “morti inutili”, se non si fa mai vera pulizia, se non quella delle “pagliuzze”, per nascondere le travi del sistema “Palamara”?

Povero Palamara: a lui il ruolo del “Male” assoluto! Ma indifendibile Palamara per quello che oggi rappresenta (con nessun riferimento al suo procedimento penale per il quale vale, come per tutti, la presunzione di innocenza).

Perché permettere ai Magistrati di esercitare il loro lavoro per tutta la sua durata (40 anni) nel posto in cui sono nati, cresciuti e vissuti, e non “girare” in altra città, dopo un periodo di permanenza nella stessa, come le Forze dell’Ordine? Quante complicità, colpose o dolose, sicuramente evitabili?!

Perché se cambia la società (con ritmi, negli ultimi anni, vertiginosi), la “struttura” che deve sempre garantire l'indipendenza del Magistrato, non è così agile da adeguarsi e, in definitiva, modificarsi negli stessi tempi?

Io conosco, però, la parte sana della Magistratura, che è “la maggior parte”: quella che ho incontrato, appunto, lavorando, per mia scelta, nelle cinque città di cui sopra e che è quella che ogni giorno lavora, tanto, onestamente e silenziosamente, e che mi ha dato e mi dà ancora il fermo convincimento che l’onestà vince, sempre e comunque, malgrado i “mala tempora currunt” e i “Palamara” di turno.

Così dichiara la Dott.ssa Franca Marinelli, già Consigliere della Corte di Cassazione.

 

 

Nota della Redazione

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