(ASI) Perugia - Che il governo di una nazione abbia a cura la salute dei propri cittadini è cosa buona e giusta, doverosa dovremmo dire ma che la tutela della popolazione, in una democrazia matura come quella italiana, avvenga in dispregio della Carta Costituzionale non è accettabile.

Ma questo, tuttavia, è quanto sta avvenendo, purtroppo, in questi giorni. Dopo settant’anni di democrazia costituzionale, stiamo assistendo alla cancellazione di quei principi per i quali i nostri padri hanno combattuto e perso la vita.
L’attuale governo e la classe politica nel suo complesso, nell’atto di intraprendere misure di protezione della salute dei loro governati, in questa grave situazione, creata dal rischio di contagio del Coronavirus, non possono operare come una dittatura, da più parti invocata con spirito infantile da frange spaventate di cittadini poco maturi, ma sempre e comunque come un organismo democratico, avendo a cuore il rispetto dei principi inviolabili sanciti dai precetti costituzionali.
Ma questo non sta avvenendo.
Prendiamo, ad esempio, i divieti di circolazione imposti alla popolazione. È proprio la nostra Legge fondamentale che, all’art. 13 e all’art. 16 , sancisce il diritto di libertà personale e di libera circolazione e ne prevede la possibilità di limitazione ma, consapevole dell’abnormità della misura, chiede, a chi ci governa, una sola cautela, che queste compressioni di diritti vengano attuati con legge. Ora il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri non è un atto avente forza di legge né, tantomeno, l’ordinanza di un Ministro eppure, con provvedimento del 22 marzo 2020 il Ministro dell’Interno e il Ministro della Salute hanno stabilito, all’art. 1 che ”Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.”
Ebbene, non ci permettiamo di contestare il documento nella sua sostanza, perché è evidente che un Ministro conosce in modo più approfondito la situazione e i rischi che corre la popolazione, ma ciò che risulta inaccettabile è che egli decida consapevolmente di violare la Costituzione, emanando un provvedimento che non gli è consentito. E fa molto riflettere che, per rispettare il dettato costituzionale, sarebbe bastato un decreto legge, che è in grado di assolvere il requisito degli articoli 13 e 16 già citati. Non solo, quindi, violazione della legge, ma anche indice di disaccordo all’interno dello stesso governo, perché non si comprende come il Consiglio dei Ministri non si sia riunito per emanare un decreto legge, ma abbia passivamente consentito lo scempio dei nostri diritti fondamentali. Per comprendere meglio la situazione basti riflettere sul fatto che una sola persona abbia limitato i diritti sanciti dalla Costituzione, cosa che, nel nostro ordinamento mai può accadere. Ed ancora, se veramente stiamo vivendo un’emergenza nazionale o planetaria, come è possibile che il Parlamento non si sia riunito per legiferare e ratificare le proposte del Governo e i suoi decreti legge ed abbia lasciato la redazione di norme così pesanti all’organo esecutivo?
Non mi si opponga che tutto questo è stato fatto per il bene della nazione, perché un tale ragionamento denota una ancor più grave lacuna e che, cioè, di fronte alle difficoltà serie ed improvvise, abbandoniamo la democrazia per ricorrere all’autoritarismo, svelando come il rispetto della legge ed il metodo democratico non ci appartengano.
E se provassimo a vedere i giorni attuali con gli occhi di uno storico, che analizza i fatti a distanza di anni, quale panorama emergerebbe di fronte al mancato rispetto della Costituzione, al divieto di libera circolazione, alla detenzione domestica, alla chiusura del Parlamento, al divieto di professare il proprio culto, impedendo celebrazioni religiose e riti funebri, anche solo agli stretti congiunti, per salutare per sempre i propri cari?

Francesco Maiorca – Agenzia Stampa Italia

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