(ASI) Simeone deve aver pensato che per battere la Juventus bastassero esclusivamente gli attributi. Non è del tutto esatto, per battere la Juventus serve ben altro. Lo ha compreso più che bene il bravo Cholo. La sua squadra, giunta a Torino con l’obiettivo di gestire il 2-0 dell’andata, è stata presa a pallonate.

Definire la Juventus come squadra dipendente da Cristiano Ronaldo sarebbe riduttivo. L’acquisto di CR7 non può essere relegato a sole questioni di merchandising. La sua esperienza europea è qualità necessaria, insieme allo strapotere fisico e tecnico di cui dispone, per sollevare al cielo l’ambita coppa dalle grandi orecchie. La Juventus ha impressionato nella sua armonica coralità. Si prenda come esempio Bernardeschi, il cui talento in viola era molto simile al blocco di marmo su cui si posarono gli occhi del Buonarroti. Purissimo, cristallino, ma non ancora esploso. Allegri è stato bravissimo a cavarne fuori, così come fece lo scalpello di Michelangelo, un David pronto per le grandi sfide. Altro calciatore che ha stupito è stato Leonardo Spinazzola. Il terzino tanto caro a Gasperini non ha fatto rimpiangere Alex Sandro e De Sciglio.

Il vero colpo di genio del conte Max, l’abile e risolutiva mossa è stata quella di Emre Can schierato come falso centrale. Strategica, inaspettata, capace di mandare in bambola il razionale Simeone. Le critiche nei confronti del tecnico livornese sono apparse ingenerose e fuori luogo. In molti all’ombra della Mole Antonelliana sognavano l’approdo di Zinedine Zidane.

L’idea di cominciare un nuovo ciclo, prima ancora di concludere quello attuale, ha solleticato numerosi palati. Zidane, per buona pace di tanti, non ha saputo resistere al dolce richiamo delle sirene di Madrid, attratto più dalle rive del Manzanarre che da quelle del Po. O forse dalle promesse di mercato, che corrispondono ad Hazard e Kante, e con Eder Militao già con la camiseta blanca.

La storia bianconera ha insegnato che gli uomini passano, mentre le vittorie restano. Cambiano nella forma, da Trapattoni a Lippi, fino a Conte, ma non nella sostanza. La Juventus non solo vince, e lo fa da svariati anni, ma convince sempre più. Allegri, così come i suoi predecessori, prima o poi lascerà la Juventus, ma la sensazione è che non sia ancora giunto quel momento.

Con Zidane fuori dai giochi, almeno fino al 2022, l’ipotesi di un ritorno di Antonio Conte non sembra convincere del tutto. Marotta attende sornione, pronto a sferrare l’assalto decisivo ad uno dei suoi pupilli. Spalletti si gioca moltissimo in questo finale di stagione. Nonostante il buon lavoro, il suo ciclo in nerazzurro sembra avviato al capolinea.

Conte o Allegri? È questo il dilemma. Marotta sfoglia la margherita in attesa di costruire un’Inter che possa quantomeno avvicinarsi alla Vecchia Signora. La vita è piena di sfumature, non possono esserci sempre e solo il bianco o il nero. A Milano lavorano per migliorare. Naturalmente zitti, zitti...

 

Raffaele Garinella-Agenzia Stampa Italia

 

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