(ASI) Un’occasione per imparare ad essere formatori, ma soprattutto un momento per vivere il senso di comunione della Chiesa universale.

È quanto offre il Corso Internazionale per i formatori di seminari organizzato ormai da 24 anni dall’Istituto Sacerdos dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

L’iniziativa è nata nel 1991, sulla base dell’esortazione apostolica Pastores Dabo Vobis, e vuole fornire agli studenti una visione integrale del processo formativo attraverso lo studio di quattro tipologie di formazione: spirituale, umana, intellettuale e pastorale. Un programma intenso e ben strutturato che tuttavia non rappresenta l’unico arricchimento per i partecipanti, come racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre padre Alex Yeung, segretario generale dell’Istituto Sacerdos. «Durante le quattro settimane del corso gli studenti sperimentano anche un forte senso di comunione, forse più vissuta che predicata».

Provenienti dalle diocesi di tutto il mondo, gli studenti hanno infatti la possibilità di conoscersi e condividere problemi e soluzioni relativi alla formazione dei seminaristi. «Molto tempo è dedicato alla discussione – spiega padre Yeung – per far sì che partecipanti possano confrontarsi sulle sfide della formazione». Ampio spazio è dato inoltre ai cosiddetti casi studio: esempi pratici di difficoltà cui gli studenti devono trovare una soluzione. «Un esercizio molto utile, perché ogni paese ed ogni diocesi ha le proprie sfide. I principi del Vangelo sono gli stessi ma le applicazioni devono essere diverse a seconda del luogo». Non manca infine un seminario di approfondimento, che quest’anno era dedicato all’uso di internet nella formazione sacerdotale.

«Il corso è davvero utile e non soltanto per chi si occupa di formazione. Molti tornano a casa con l’idea che essere formatori è un privilegio e con la consapevolezza che, nonostante le difficoltà, possono contare su tanti fratelli che in tutto il mondo condividono la loro stessa visione e sono loro vicini nella preghiera. E capiscono che sono parte della Chiesa e non soltanto della loro diocesi o del loro seminario».

In ventiquattro anni il corso ha formato circa 1600 studenti, 45 dei quali sono divenuti vescovi. «Inizialmente i partecipanti erano perlopiù europei e latinoamericani, ma è in forte aumento il numero di appartenenti a diocesi in rapida crescita. Il 50-60% degli studenti proviene dall’Africa, seguono poi Asia, Brasile e America Latina». Molte delle diocesi di origine sono poverissime e non possono permettersi le spese di viaggio e di iscrizione. Eppure proprio in queste diocesi c’è più bisogno di bravi formatori. Ecco perché ogni anno ACS contribuisce alla partecipazione di alcuni studenti.

«Tutti noi siamo profondamente grati ai benefattori di Aiuto alla Chiesa che Soffre – afferma padre Alex – perché credono nella nostra missione. Il loro sostegno ci permette di arrivare lontano e aiutare i formatori, i loro seminaristi e i fedeli della chiesa che serviranno».

Hanno sfide differenti e provengono da contesti diversi, ma tutti i 68 partecipanti del corso concordano sulla grande utilità di questa esperienza. «Avere una formazione integrale come sacerdote è importante per formare i seminaristi», afferma don Kamran Taj, da poco nominato rettore del Seminario minore di Faisalabad in Pakistan. Della stessa opinione è padre Alexandre Denou del Mali: «Ho acquisito nuove capacità che mi permetteranno di affrontare in modo più efficace la formazione. L’intera Chiesa del Mali trae beneficio dalla mia formazione, perché dei sacerdoti ben formati sono un vantaggio per tutta la Chiesa». Alcune Chiese hanno un particolare bisogno di formatori capaci, come quella nigeriana. Don Joseph Salihu è rettore del seminario maggiore di Kaduna, una delle aree maggiormente affette dalla violenza di Boko Haram. «Sono grato ad ACS per questa opportunità – afferma – la mia formazione avrà un grande impatto sui miei studenti, specialmente l’enfasi sul lavoro pastorale. In un momento tanto drammatico i fedeli nigeriani hanno bisogno di sapere che i sacerdoti sono una presenza costante nella loro vita».

«Questo corso mi ha ricordato che i seminaristi non si aiutano soltanto predicando, ma anche con la presenza e la testimonianza personale», dice don Lorenzo M. Fernandez, della diocesi filippina di San Jose de Antique, una diocesi molto povera la cui provincia è stata semidistrutta dal tifone Hayan. «Quanto ho appreso qui è inestimabile, così come avere la possibilità di essere a Roma, dove Pietro e Paolo hanno offerto il loro sangue. Sono profondamente grato ad ACS: senza il vostro aiuto tutto ciò non sarebbe stato possibile».

Don Tesfaye Barega Asfaw, della diocesi di Emdiber in Etiopia, sottolinea l’importanza di confrontarsi con sacerdoti di tutto il mondo. «In particolare – afferma – ho tratto beneficio dalla condivisione con i formatori provenienti da paesi a maggioranza musulmana». Anche don Evarist Kiweewa Kateregga, rettore del seminario minore di Nyenga in Uganda, è dello stesso avviso. «Osservando che condividiamo le stesse sfide, non ci sentiamo più soli».

Relazionarsi con gli altri è utile anche per chi appartiene a realtà diverse, come padre Jebin Thomas Pathiparambil, dell’eparchia di Kalyan in India. «Io appartengo alla Chiesa siro-malabarese e qui sono l’unico sacerdote di rito orientale», racconta. Dallo scorso anno, padre Jebin è rettore del seminario minore di Sanjoe, ma non aveva mai seguito un corso per formatori prima d’ora. «Questa esperienza mi ha fatto capire che gli studenti apprendono anche dal nostro comportamento. Perciò dobbiamo essere umili e fornire loro un valido esempio».

«Una formazione completa è essenziale per essere dei buoni formatori – aggiunge don Julio César León Valero, della diocesi venezuelana di Trujillo – e ricevere indicazioni da chi ha anni di esperienza in questo campo ci aiuta a capire come preparare i futuri sacerdoti». Quanto appreso durante il corso servirà inoltre a strutturare programmi di studi più efficaci, come fa notare don Delince Exalus, rettore del seminario minore di Cap-Haïtien ad Haiti.

Don Rodrigo Pinheiro è probabilmente il più giovane partecipante del corso di quest’anno. Ha soltanto 29 anni eppure già da un anno e mezzo è il rettore del seminario maggiore di Serrinha in Brasile. «Tutti i responsabili della formazione dovrebbero fare un corso come questo, perché dal nostro lavoro dipende il futuro clero diocesano. Qui ho incontrato tanti sacerdoti ben preparati che mi hanno insegnato molto e torno in Brasile pieno di novità da applicare con i miei seminaristi».


Redazione Agenzia Stampa Italia

 

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