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(ASI) A Todi c’è fermento. La soppressione, decretata dal Governo Monti, delle Province italiane che non hanno i requisiti di popolazione ed estensione territoriale, come si sa taglia anche la provincia di Terni. Da settimane in Umbria, nel dibattito che si è aperto sulla vicenda, si sono affrontate ipotesi, affermazioni, dichiarazioni di appartenenza e veti incrociati dei territori interessati al "riordino".


Il parlamentare umbro Mauro Agostini ha presentato un emendamento teso a salvaguardare l’esistenza anche delle province prive dei requisiti nelle regioni (Umbria e Basilicata) nelle quali le soppressioni previste farebbero restare in vita una sola provincia, coincidente con il territorio della regione. Sembra che l’emendamento non avrà alcun esito. E sembra anche tramontata ( o mai sorta sul serio) l’ipotesi di accorpare le province di Terni e Rieti, entrambe destinate a scomparire. La Giunta regionale ha attivato un apposito tavolo per trovare soluzioni. Ma, ad oggi, nessun progetto è stato ufficialmente presentato, essenzialmente per le notevoli difficoltà di prendere decisioni equilibrate e popolari in merito.

Questa mancanza di proposte, ha dato la stura ad una ridda di ipotesi, o forse solo di supposizioni dettate da paure e diffidenze verso la classe politica. E così, a Todi, è sorto un Comitato che, in assenza di prese di posizioni ufficiali della politica, dichiara apertamente di prendere l’iniziativa per prevenire eventuali decisioni assunte senza consultare i cittadini e, anzi, contro la loro volontà.

Il Comitato si chiama "Todi sta con Perugia", tanto per chiarire che ogni ipotesi di spostare la città di Iacopone in provincia di Terni, verrebbe rispedita al mittente. Come? Intanto, attivando la procedura per un referendum consultivo tra i cittadini del Comune tuderte su quella ipotesi di riordino territoriale. Così, i membri del Comitato, informano in un comunicato di aver provveduto, "in data 02/08/2012, a depositare presso la sede Comunale la richiesta ufficiale di apertura del procedimento per la raccolta delle firme necessarie per lo svolgimento del referendum" cui sta seguendo la raccolta delle sottoscrizioni.

Il tutto, all’insegna del "prevenire è meglio che curare", slogan usato dal Comitato per segnare un esplicita diffidenza verso ciò che la politica potrebbe decidere nelle segrete stanze, mirando a mantenere "le due Province con tutto ciò che ne consegue in termini di spese e soprattutto cariche politiche, come sempre sulle spalle di noi cittadini!". E dunque, intanto a Todi si raccoglieranno le firme per indire il referendum consultivo, visto che una decisione tanto importante non può "essere di esclusiva competenza delle forze politiche, le quali troppe volte si sono mostrate più disponibili a recepire richieste che vengono dall'alto piuttosto che garantire le effettive volontà della popolazione". Il riferimento è chiaramente per gli eletti in regione ed in Consiglio comunale, i due enti che sarebbero chiamati ad esprimersi sulla delicata materia nel caso che l’ipotesi di riordino venisse presentata da qualcuno.

Il Comitato è già molto attivo. Nasce per lavorare su Todi, in quanto "è fortemente convinto del fatto che storicamente, economicamente e socialmente la maggioranza dei cittadini di Todi e delle sue frazioni più popolose, gravita nell'ambito del perugino, per cui risulta complicato comprendere un eventuale inglobamento nell'ambito ternano". Inoltre, sta già cercando contatti con esponenti politici di ogni orientamento e collegamenti con altri territori (la Valnerina, lo spoletino, il pievese) per i quali si è ugualmente parlato, anche se mai in sedi istituzionali e politiche ufficiali, di possibili travasi da Perugia a Terni, tanto da suscitare prese di posizione di politici locali, tutte di segno contrario.

Daniele Orlandi Agenzia Stampa Italia

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