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                                       “Umbria Mobilità”: non basta criticare i dirigenti, evidenti responsabilità di tipo politico. Si dimettano Presidente e Consiglio di Amministrazione.

Rimaniamo fermamente convinti che l’era di manager pensionati, cui si concedono contratti per diverse centinaia di migliaia di euro, debba terminare, soprattutto alla luce dei risultati fallimentari emersi. Ma è di tutta evidenza che le responsabilità vadano in capo anche a coloro che questi contratti hanno voluto e stipulato. In altre parole, la “politica” ha precise responsabilità, a cominciare da coloro che hanno una presenza interna ad “Umbria Mobilità”: il Presidente del CdA e i Consiglieri dovrebbero avere il pudore di rassegnare le dimissioni e gli esecutivi di Regione e Provincia e dei Comuni di Perugia, Terni e Spoleto riconoscere i propri errori.

A niente di tutto ciò abbiamo assistito in questi giorni, se non ad un rimpallo di responsabilità e all’identificazione di capri espiatori.

È proprio questo atteggiamento che produce l’antipolitica. Se la politica non ha responsabilità nella vicenda “Umbria Mobilità”, allora la politica non serve.

Auspichiamo quindi nei prossimi giorni un azzeramento del Consiglio di Amministrazione e l’identificazione di nuovi componenti, stavolta scelti non più su logiche politiche ma secondo parametri legati ad una contingenza “emergenziale”, che deve vedere il coinvolgimento consapevole e responsabile di tutte le parti in gioco.

Massimo Monni Andrea Lignani Marchesani
 

 
Riordino territoriale: nessuna divergenza con l’amico Nevi. Semplicemente ribadisco la centralità dei Comuni e la necessità che siano gli stessi a decidere.


Non c’è contraddizione tra quanto affermato dal Capogruppo PdL Nevi ed il sottoscritto. Entrambi non vogliamo la marginalizzazione di Terni e abbiamo la consapevolezza della necessità di salvaguardare l’Umbria da forze dissolutive.

Ribadisco, comunque, che da sempre sono contrario a questo tipo di Province e bene avrebbe fatto il Governo ad abolirle, essendo Enti per nulla sentiti dal cittadino al contrario dei Comuni.

In subordine e visto quanto emerso dal recente decreto governativo, affermo di nuovo che il riordino territoriale è cosa seria e non può rispondere a logiche contingenti di interessi di parte e, soprattutto, reputo necessario ed irrinunciabile che i Comuni debbano liberamente esprimersi.

Un Comune non può andare in un’altra Provincia contro la volontà dei propri cittadini. Venir meno a questo elementare assunto democratico per bassa bottega partitocratica segnerebbe nel medio periodo la fine stessa dell’Umbria, perché si rafforzerebbero scenari secessionistici già presenti che - in una Regione fatta di periferie di comprensori limitrofi a macroentità toscane, laziali e marchigiane - avrebbe effetti devastanti.

 Andrea Lignani Marchesani

 

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