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(ASI) “Siamo soddisfatti dell’ incontro avuto a Roma con Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura al Parlamento europeo. Non è stata una visita di circostanza o di cortesia, ma, al contrario, i problemi che affliggono il comparto sono stati esplorati alla luce del negoziato in corso sulla nuova pac”. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, Coordinatore della Fima, a nome della Federazione italiana movimenti agricoli.

 

Alla riunione, erano presenti i dirigenti nazionali della Fima, i rappresentanti dell’ Aspal Lazio, del Tavolo verde Puglia e Basilicata, dell’ Astap Abruzzo e gli esponenti della neonata associazione “Il Sole di Calabria” che annovera centinaia di produttori agrumicoli e olivicoli della Piana di Rosarno.

Durante il colloquio, franco e costruttivo - aggiunge De Bonis - abbiamo evidenziato come alla nostra base vi sia un generale clima di insicurezza e disagio sociale che si sta diffondendo negli agricoltori, preoccupati del loro crescente calo dei redditi e della risposta che la nuova pac potrà dare a chi vive solo di agricoltura.

La pac sinora - prosegue il coordinatore della Fima - non ha centrato gli obiettivi di reddito e di miglioramento del tenore di vita delle popolazioni rurali, previsti dai trattati, in particolare nel mezzogiorno. Ha tolto ai poveri per dare ai ricchi, ma in futuro serve una maggiore convergenza che incrementi le dotazioni del budget a favore di chi ha meno beneficiato.

Al Sud, peraltro, un vero rilancio dell’ agricoltura puo’ aiutare la crescita dell’ intera economia nazionale, con benefici effetti anche sui bilanci sanitari del paese. In quest’ area, invece, il contraccolpo della globalizzazione ha provocato l’ invasione di prodotti extra-ue, spesso privi di garanzie sul piano sanitario, spacciati per italiani, con effetti negativi sulla salute pubblica e sull’ economia di interi territori. Le conseguenze non sono mancate: la Fima - sottilinea De Bonis - stima che la concentrazione delle aste di aziende agricole nell’ intero mezzogiorno é pari al 63%, in questo momento.

Noi riteniamo - aggiunge - che l’ Europa debba farsi carico di questo problema come ha fatto per altri comparti, senza discriminazioni e, soprattutto, derogando alle norme di Basilea sul credito in agricoltura, che rappresenta un forte limite competitivo per il settore, specie in questa fase di credit crunch. Occorre intervenire al piu’ presto a favore di quelle aziende non piu’ in bonis per favorire la ristrutturazione dei debiti pubblici e privati.

Abbiamo chiesto attraverso un documento - conclude il coordinatore - rassicurazioni sull’ applicazione del fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che in passato non é stato utilizzato per l’ agricoltura, ma solo a favore dell’ industria e di altri settori economici; De Castro ha dichiarato che con la prossima pac questo fondo sarà esteso anche all’ agricoltura attraverso uno stanziamento europeo di 2,5 miliardi di euro.

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