Giustizia, Valdegamberi(Futuro Nazionale: «Nessun Tribunale Religioso può sostituirsi alla giustizia dello Stato»
Presentato il Progetto di legge statale n. 14 per contrastare l'esercizio abusivo di funzioni giurisdizionali su base religiosa. «La libertà religiosa non può diventare uno strumento di coercizione sulle persone».
(ASI) Venezia – Tutelare l'unità della giurisdizione statale e impedire che organismi privati esercitino abusivamente funzioni proprie dei tribunali, sottraendo le persone alle garanzie della legge italiana.
È questo l'obiettivo del Progetto di legge statale n. 14, presentato dal consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi, del gruppo Misto – Futuro Nazionale, e assegnato alla Prima Commissione consiliare.
La proposta prevede nuove sanzioni penali per chi organizza o gestisce organismi che pretendono abusivamente di esercitare funzioni giudiziarie, oltre a misure per contrastare le attività illecite.
«Il problema non è la fede religiosa, che va rispettata e tutelata, ma il rischio che decisioni imposte in nome della religione o della tradizione limitino la libertà individuale e aggirino le leggi dello Stato.
Un accordo non è veramente libero se viene accettato per paura di ritorsioni, emarginazione o pressioni familiari e comunitarie. Nessuno deve essere costretto a scegliere tra i propri diritti e l'appartenenza alla propria famiglia o comunità.
La giustizia deve garantire a tutti, senza distinzioni culturali o religiose, la possibilità di difendersi, rifiutare imposizioni e rivolgersi liberamente ai tribunali dello Stato.
La libertà religiosa è un diritto fondamentale, ma non può giustificare la coercizione né la violazione dei diritti della persona. In Italia la legge deve essere uguale per tutti e nessuno deve essere lasciato solo di fronte a pressioni che gli impediscano di far valere i propri diritti», dichiara Valdegamberi.
La proposta salvaguarda la libertà di culto, le attività spirituali e la mediazione volontaria legittima, intervenendo contro l'esercizio abusivo della giurisdizione e le decisioni coercitive in violazione dell'ordinamento.
Il principio è semplice: piena libertà religiosa, nessuna giustizia parallela e nessuna rinuncia forzata ai diritti fondamentali.
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