Martedì, 20 Ottobre 2026
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Politica Nazionale

Violenze nelle piazze, Aodi (UN.IT): «Condanna ferma e solidarietà alle forze dell'ordine. ascoltiamo i giovanI»

Lettera Aperta del prof. Foad Aodi, Presidente e fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione Per L'italia (UN.IT)

Di Redazione ASI 20 Ottobre 2026 – 12:42 6 min di lettura

(ASI)  Roma - le violenze che hanno segnato le manifestazioni nelle piazze italiane impongono una riflessione seria, responsabile e libera dalle contrapposizioni politiche. Come presidente e fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l'Italia (UN.IT), esprimo la più ferma condanna di ogni forma di violenza, aggressione, devastazione e intimidazione.

Care cittadine, cari cittadini,

le violenze che hanno segnato le manifestazioni nelle piazze italiane impongono una riflessione seria, responsabile e libera dalle contrapposizioni politiche. Come presidente e fondatore del Movimento Politico Interculturale Internazionale Unione per l'Italia (UN.IT), esprimo la più ferma condanna di ogni forma di violenza, aggressione, devastazione e intimidazione. Non esistono ragioni politiche o sociali che possano giustificare simili comportamenti.

Desidero innanzitutto manifestare la nostra piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell'ordine, impegnati a garantire la sicurezza dei cittadini, la tutela delle istituzioni e il rispetto della legalità. Chi serve lo Stato e protegge la collettività merita rispetto e sostegno.

Ma condannare la violenza significa anche avere il coraggio di distinguere chi commette atti violenti da chi esercita pacificamente il proprio diritto costituzionale a manifestare. Non possiamo permettere che le azioni di gruppi violenti cancellino le ragioni di migliaia di cittadini che scendono in piazza per chiedere dignità, giustizia sociale, tutela della salute, istruzione e un futuro migliore.

La manifestazione democratica è un diritto fondamentale. Difendere il diritto alla salute e il diritto allo studio significa difendere la Costituzione e i principi sui quali si fonda la nostra Repubblica. La violenza non rappresenta queste rivendicazioni e non può diventare uno strumento per sostenerle.

Ritengo indispensabile rivolgere un'attenzione particolare agli studenti e alle nuove generazioni. Dobbiamo ascoltare gli studenti, le loro rappresentanze e le reti studentesche ufficiali, comprendere le difficoltà che affrontano quotidianamente e dare risposte concrete alle loro richieste. Il diritto allo studio deve essere garantito attraverso opportunità reali, accessibili a tutti, senza discriminazioni e senza lasciare indietro chi vive condizioni economiche e sociali più difficili.

I giovani non sono un problema da gestire, ma una risorsa fondamentale per il futuro dell'Italia. Le loro preoccupazioni, le difficoltà delle famiglie, le incertezze sul lavoro e gli ostacoli che incontrano nella formazione meritano ascolto, attenzione e risposte.

Stiamo attraversando uno dei momenti più difficili dal punto di vista del disagio sociale. Le tensioni che emergono nelle piazze devono spingere le istituzioni a interrogarsi sulle cause profonde del malessere, senza confondere le legittime rivendicazioni dei cittadini con i comportamenti di chi utilizza le manifestazioni per alimentare lo scontro.

La violenza va condannata e contrastata senza esitazioni. Il disagio sociale, invece, va ascoltato e affrontato. Sono due responsabilità che devono procedere insieme.

Per questo rivolgo un appello al Governo, alla maggioranza, alle opposizioni, alla destra, alla sinistra e a tutte le forze politiche e istituzionali del Paese.

È arrivato il momento di superare la continua ricerca del colpevole, le accuse reciproche e le polemiche che troppo spesso sostituiscono le soluzioni. Non possiamo continuare ad assistere a uno scontro permanente nel quale ciascuno attribuisce agli altri la responsabilità delle difficoltà dell'Italia.

Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Chi governa deve dare risposte, chi è all'opposizione deve contribuire con proposte concrete. Tutte le forze politiche devono confrontarsi sulle emergenze sociali, senza trasformare ogni problema in un'occasione di scontro.

L'unità che chiediamo non significa cancellare le differenze politiche o rinunciare al confronto democratico. Significa riconoscere che la salute, l'istruzione, la sicurezza, il lavoro e il futuro dei giovani riguardano l'intero Paese e richiedono un impegno comune.

Unione per l'Italia nasce per costruire ponti, non muri. Il nostro Movimento politico interculturale internazionale, laico e indipendente, riconosce nella democrazia, nella legalità, nella dignità della persona, nei diritti e nei doveri, nel merito, nella partecipazione e nel dialogo interculturale i fondamenti della propria azione.

Crediamo in una politica capace di valorizzare le competenze, le professioni, i giovani, le donne, le famiglie e il contributo dei cittadini italiani e di origine straniera, nel pieno rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. La nostra indipendenza non significa isolamento, ma disponibilità al confronto con tutte le forze politiche che intendono lavorare concretamente per il bene comune.

Questo progetto nasce dall'impegno condiviso con i soci fondatori Kamel Eddine Belaitouche, Nadir Aodi, Paolo De Curtis, Tilouani Daoudi, Aurelio Coppeto, Patrizia Sardara, Donatella Arezzini, Claudio Rossi, Gianni Lattanzio e Daniela Alina Seres, che hanno contribuito alla nascita del Movimento e alla costruzione di un percorso aperto alla partecipazione democratica.

Un percorso che oggi prosegue attraverso l'impegno dell'organigramma pro-tempore di Unione per l'Italia, con i vicepresidenti vicari Kamel Belaitouche e avvocata Federica Federici, il portavoce Aurelio Coppeto, il segretario generale Gianni Lattanzio, i vicesegretari generali dottor Piero Ettore Valente e avvocata Shadia Awad, il coordinatore organizzativo dottor Nadir Aodi, la vicecoordinatrice organizzativa Patrizia Spadaro e il tesoriere Roberto Strafile.

A questo lavoro partecipano anche i consiglieri del Movimento compreso I soci fondatori che partecipano anche all'attività della Scuola Politica UNIONE PER L'ITALIA: Vincenzo Valenzi, Sara Spoletini, Laura Giacobbe, Eddaoudi Tilouani, Biagio Minichella, Mihai Baleanu, Kamran Paknegad, Eugenia Voukadinova, Mauro De Lellis, Carla Narduzzi, Antonio Russo, Nevio Cantonetti, Idrees Jamali, Hassan Awad, Raffaella Sasso, Emiliana Stolfi e Letizia Aodi insieme ad altri consiglieri numerosi esperti che mettono competenze ed esperienze al servizio del progetto politico e civile di UN.IT.

È proprio attraverso questa pluralità di esperienze, culture, professioni e sensibilità che intendiamo promuovere una politica del dialogo, della responsabilità e delle soluzioni, capace di unire anziché dividere.

Non vogliamo che le piazze diventino luoghi di scontro, ma spazi nei quali i cittadini possano esprimere liberamente e pacificamente le proprie idee e rivendicazioni. Chiediamo che si apra un confronto concreto tra istituzioni, rappresentanze studentesche, mondo della scuola e dell'università, professionisti, associazioni e società civile, per individuare le priorità e affrontare le criticità più urgenti.

La sicurezza e i diritti non sono valori contrapposti. La legalità e la libertà di manifestare devono essere difese insieme. La politica non può limitarsi a commentare ciò che accade nelle piazze: deve dimostrare di saper ascoltare il Paese.

Il nostro appello è rivolto a tutti, senza distinzioni ideologiche: basta con le accuse reciproche, basta con le divisioni che impediscono di affrontare i problemi reali. Servono responsabilità, rispetto delle istituzioni, dialogo e soprattutto risposte concrete.

L'Italia ha bisogno di unità, non di ulteriori fratture. Ha bisogno di una politica che sappia assumersi le proprie responsabilità e che rimetta al centro i cittadini, i giovani e il loro futuro.

«La violenza non ha cultura, non ha religione e non ha origine. Va condannata sempre, senza esitazioni e senza distinzioni. Non possiamo accettare che episodi di violenza vengano strumentalizzati per alimentare pregiudizi contro determinate comunità, origini o appartenenze religiose. Le responsabilità sono individuali e non possono essere attribuite a intere collettività. Allo stesso tempo, dobbiamo interrogarci seriamente sulle ragioni che stanno alimentando un'escalation di violenza nelle piazze italiane, con episodi di una gravità che non registravamo da anni. Condannare non basta: occorre comprendere le cause del crescente disagio sociale, affrontare le criticità e individuare soluzioni concrete, senza giustificare in alcun modo chi sceglie la violenza».

Condanniamo la violenza, difendiamo la democrazia, ascoltiamo il disagio sociale e torniamo a costruire insieme. Perché il futuro dell'Italia è una responsabilità di tutti.

Nota della Redazione

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