Avv. Vincenzo Di Nanna: "Assalto alla CGIL come Garlasco. Prove nascoste"
(ASI) Il 30 marzo del 2023 Piero Sansonetti, all’epoca direttore del quotidiano Il Riformista scriveva su twitter: “Pare che a guidare l’assalto dei No Vax alla CGIL non fu Forza Nuova di Roberto Fiore, che anzi placo’ gli animI; ma un ufficiale dei Carabinieri, che con perizia apri’ il portone. Se è vero non vi sembra un’enormita’? Come mai ne parla solo il Riformista?” *
Una notizia, quella pubblicata la prima volta da Il Riformista il 17 marzo 2021 e poi approfondita dallo stesso quotidiano con una sequela di pubblicazioni, a dir poco enorme, (leggi qui l’articolo a firma di Paolo Comi https://www.ilriformista.it/assalto-alla-cgil-ad-aprire-la-porta-ai-manifestanti-fu-un-agente-dei-servizi-348495/), caduta nell’oblio di una censura d’immane dimensione.
La domanda che pone il tweet potrebbe oggi apparire persino retorica: in Italia non esistevano e non esistono altri quotidiani nazionali, al di fuori di quelli diretti da Sansonetti, disposti a dare spazio ad una notizia così scomoda che contraddiceva, in maniera clamorosa, la favola propagandata dalla stampa generalista dell’”assalto squadrista e fascista” alla sede del sindacato CGIL.
Ma, nel marzo del 2023, ero solo all’inizio di un’indagine difensiva fatta di consulenze tecniche, ingrandimenti, rallentamenti e comparazione delle immagini riprese dalle telecamere interne della CIGL che mi consentiranno di disvelare ben più scomode verità: all’interno della sede della CGIL operò come infiltrato, almeno un vice brigadiere dell’Arma dei Carabinieri che, peraltro, come dallo stesso ammesso nel corso del suo esame reso dinanzi alla II sezione del Tribunale di Roma nel simultaneo processo a carico di Patrizio Di Cursi, accusato di concorso in devastazione e saccheggio per gli stessi fatti del 9 ottobre, ammise d’aver effettuato “qualche filmato” e di averlo consegnato al suo comando. (Vedere collegamento del video: Comparazione filmati "assalto CGIL" https://www.youtube.com/watch?v=upQOw1MTBN4 )
Dove sono finiti i filmati effettuati dai carabinieri all'interno della sede della CGIL durante il cosiddetto assalto?” È la domanda che ho posto nel corso dell’arringa quale difensore di Patrizio Di Cursi, assolto per non aver commesso il fatto: “si tratta di prove a discarico decisive, neppure menzionate nell'annotazione di servizio redatta il 12 ottobre 2021 dai carabinieri del nucleo informativo di Roma, documento in cui è omesso ogni riferimento alle indagini pur effettuate dai militari. “Filmati scomparsi perfino dalla memoria del telefono con il quale sono stati realizzati”, in base a quanto ammesso nel corso della sua deposizione dal sottufficiale dell’Arma , circostanza peraltro confermata dalle immagini riprese dalle telecamere interne analizzate dal perito della difesa: lo stesso militare, dopo aver fermato (ma non identificato) la persona che dall'interno aprì il portone d'ingresso del sindacato ai manifestanti, ha poi ripreso il segretario di Forza Nuova Roberto Fiore che procedeva lungo il corridoio del sindacato. Quest'ultimo, nota un soggetto intento a spaccare dei quadri appesi lungo il corridoio e gli intima di fermarsi ma, poiché l'uomo non desiste, lo prende per un braccio e lo accompagna verso l'uscita. Giunti quasi alla fine del corridoio, l'uomo prova a strappare da una bacheca un poster e Fiore nuovamente lo tira via.** Il carabiniere, come inequivocabilmente provato dalla visione dei filmati delle telecamere interne, riprende tutta la scena: dunque, un filmato che conteneva certamente decisive prove a discarico purtroppo scomparse e che, stando all'annotazione di servizio del 12 ottobre 2021, che menziona solo due filmati effettuati 'davanti alla sede della CGIL', non risulta neppure sia stato trasmesso alla Procura.
Per quale ragione questi filmati sono scomparsi? Un interrogativo che appare a dir poco inquietante, poichè sembra essere sparita proprio quella ripresa audiovisiva che avrebbe potuto scagionare Roberto Fiore, la cui condanna in appello è stata di recente confermata.
Ma, ancora una volta, l’ancora più scomoda notizia, è pubblicata dall’Unità, quotidiano diretto, ça va sans dire , da Piero Sansonetti che lo scorso 2 giugno proverà nuovamente ad aprire una breccia nel muro della censura, con un articolo a firma di Paolo Comi dal titolo “Assalto alla CGIL, spariti i filmati degli agenti infiltrati: il giallo dei militari nella sede del sindacato”, che riportava quanto emerso nel corso del processo a carico di Di Cursi:
“Filmati spariti, annotazioni mai depositate, carabinieri in borghese nella sede della CGIL e prove che avrebbero potuto scagionare alcuni imputati. E, soprattutto, una domanda ancora senza risposta: chi ha agevolato l’irruzione dei manifestanti aprendo dall’interno il portone d’ingresso?”
Questa volta però la notizia non è stata del tutto ignorata e ha trovato spazio in un’intervista su Radio Radicale che sarà trasmessa nel corso del notiziario (https://www.radioradicale.it/scheda/791116/assalto-alla-cgil-intervista-allavvocato-vincenzo-di-nanna)
Patrizio Di Cursi, pochi giorni dopo, verrà assolto con la formula “non aver commesso il fatto”.
E Roberto Fiore e gli altri imputati nel processo principale?
Il segretario di Forza Nuova nel corso di spontanee dichiarazioni rese il 7 ottobre scorso dinanzi alla Corte d’appello di Roma proverà a difendersi da solo, accusando i carabinieri del nucleo informativo di Roma d’aver omesso il deposito di prove a discarico rappresentate, come si è detto, da filmati effettuati dal citato vice brigadiere dell’Arma.
Tutto inutile: per confermare quanto sostenuto dall’accusato sarebbe stato necessario che la Corte d’appello riaprisse l’istruttoria e procedesse all’esame del sottufficiale dell’Arma. Ma la Corte d’appello di Roma, nello stesso giorno, ha rigettato ogni richiesta di riapertura dell’istruttoria e si è rifiutata di sentire quest’ultimo, così ponendo le basi per una conferma della condanna.
Un paradosso, perché nel fascicolo del parallelo processo è emersa in maniera lampante la dimostrazione dell’occultamento di importanti prove a discarico pur acquisite dai Carabinieri ma non menzionate nell’annotazione di servizio relativa ai fatti del 9 ottobre e non depositate presso la Procura di Roma; mentre nel processo a carico di Fiore, non avendo la difesa richiesto nel giudizio di primo grado l’escussione del vice brigadiere che effettuò i filmati e, come si è detto, la Corte d’appello negato tale possibilità, non è stata concessa la possibilità di dimostrare in giudizio quello che, a tuti gli effetti, appare esser un depistaggio.
Eppure, la presenza di militari dell’Arma, infiltratisi tra i manifestanti ed entrati persino all’interno della sede del sindacato CGIL durante il cosiddetto assalto, inizialmente negata, sarà ammessa ufficialmente già il 27 febbraio 2023 a seguito del deposito di una perizia tecnica di esame dei filmati, effettuata dal giornalista teramano Antonio D’Amore.
L’occultamento di prove a discarico, tema sul quale si è acceso in questi giorni un importante dibattito in relazione al delitto di Garlasco, è un fatto estremamente grave, la cui scoperta ben avrebbe potuto portare all’annullamento del processo per violazione del diritto alla difesa, ma la Corte d’appello di Roma non ha voluto riaprire l’istruttoria e tutte le condanne sono state confermate.
Una situazione che appare ancor più paradossale, ove si consideri che Fiore è entrato nella sede della CGIL, su invito della Polizia, e con lo scopo di fermare i danneggiamenti, cosa che poi ha materialmente fatto, mentre il vice segretario di Forza Nuova Luca Castellini non è neppur entrato nel palazzo di Corso d’Italia.
Verità troppo scomode da poter esser pubblicate dalla stampa “mainstream” che per anni, persino alcuni giorni prima del processo d’appello, ha continuato a propagandare la favola dell’assalto fascista alla sede della CGIL.
Ma il dissenso nel caso e nel caso specifico l’opposizione senza compromessi a quella che a tutti gli effetti si può definire una dittatura sanitaria, non si poteva e ancor oggi non si può perdonare, tanto più nei confronti di chi nell’estate del 2021 aveva denunciato l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi.
Questa volta, però non si tratta dell’ormai solito caso di malagiustizia come a Garlasco e di violazione del diritto alla difesa: è stato violato il diritto di tutti i cittadini ad esser informati e quindi a “conoscere per deliberare”. Così in una nota Vincenzo di Nanna.

** Questa foto, estratta dal filmato ripreso da una delle telecamere interne mostra Fiore che blocca un manifestante mentre si accinge a strappare un poster. Quello dietro che riprende é il brigadiere la scena con il telefonino.

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