Tabacco, Istituto Milton Friedman: «Market freeze UE, deriva proibizionista. A rischio imprese, lavoro e legalità»
(ASI) Roma – «Bruxelles dovrebbe dichiarare guerra al contrabbando, non alle imprese che rispettano la legge. La richiesta di otto governi europei di congelare il mercato dei prodotti alla nicotina è un attacco inaccettabile alla libertà d'impresa e alla concorrenza. Si vuole imporre un divieto preventivo persino su prodotti che ancora non esistono, con il rischio di soffocare gli investimenti e spalancare nuove opportunità alla criminalità organizzata. È una deriva proibizionista che l'Europa deve fermare».
Lo dichiara Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell'Istituto Milton Friedman, commentando la proposta di introdurre un market freeze nella normativa europea sul tabacco.
Nella lettera inviata il 6 ottobre al commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Lettonia, Slovenia e Spagna chiedono di impedire l'immissione sul mercato di future categorie di prodotti contenenti nicotina o sostanze analoghe, compresi i relativi dispositivi e gli articoli senza nicotina che ne imitano l'utilizzo. Propongono inoltre un ampio divieto degli aromi, limiti massimi alla nicotina, confezioni neutre, restrizioni alle vendite online transfrontaliere e la possibilità per i singoli Stati di adottare misure ancora più severe, anche sulle bustine di nicotina.
«È un'impostazione che confonde la regolamentazione con il proibizionismo. Nessuno contesta la necessità di proteggere i minori e verificare la sicurezza dei prodotti. Ma impedire l'ingresso sul mercato di categorie ancora da sviluppare significa negare alle imprese persino la possibilità di dimostrare che rispettano gli standard richiesti. Le istituzioni dovrebbero giudicare i prodotti sulla base delle prove scientifiche, non escluderli per principio. Inoltre, consentire una moltiplicazione dei divieti nazionali rischia di frammentare il mercato unico e creare incertezza per produttori e distributori».
«Le conseguenze potrebbero andare ben oltre le imprese. Secondo la Commissione europea, nel 2025 le dogane dell'Unione hanno sequestrato 3,8 miliardi di pezzi tra sigarette e altri prodotti del tabacco illegali, contro i 3,3 miliardi del 2024. Il contrabbando è già un problema concreto. Se si restringe l'offerta autorizzata senza eliminare la domanda, una parte dei consumi può spostarsi verso circuiti clandestini, dove vengono meno le garanzie sulla provenienza dei prodotti, gli obblighi fiscali e i controlli sulla vendita ai minori. Una misura concepita per tutelare i cittadini rischierebbe così di indebolire proprio gli strumenti con cui lo Stato esercita la propria vigilanza».
«L'Italia, che non ha sottoscritto la lettera, è il principale produttore di tabacco dell'Unione europea. La sua filiera comprende agricoltori, industria, investimenti tecnologici e una rete di vendita composta da circa 50.000 aziende familiari al dettaglio, troppo spesso dimenticate nel dibattito. Secondo uno studio Epic riferito al 2023, il settore contribuisce per 29,6 miliardi di euro al Pil nazionale, sostiene 186.200 occupati e genera 15,7 miliardi di entrate tra accise e Iva. Dietro queste cifre ci sono imprese, lavoratori e famiglie, la cui attività merita certezza normativa e attenzione da parte delle istituzioni».
«Chiediamo al Governo italiano di difendere in sede europea l'intera filiera legale del tabacco e alla Commissione di respingere il congelamento preventivo del mercato. La tutela della salute e la libertà economica possono convivere attraverso norme proporzionate, verifiche scientifiche e controlli rigorosi. Il compito delle istituzioni è garantire che le regole siano rispettate, non impedire alle imprese di sviluppare nuove attività. Un'Europa che vuole essere competitiva deve sostenere chi investe nella legalità, anziché costruire nuovi ostacoli al suo lavoro», conclude Bertoldi.
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