Lunedì, 28 Settembre 2026
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Politica Nazionale

La telefonata, di Meloni a Descalzi, cheallunga…lo sconto. Ma ci sono più tasse con i prezzi alle stelle

Di Fortunato Vinci 28 Settembre 2026 – 08:50 3 min di lettura

(ASI) È cominciato l’anno delle sorprese e delle intense emozioni. E, da adesso fino alle elezioni, primaverili o autunnali, sarà sempre così. Dopo l’improvvisa e inaspettata cancellazione del bollo auto, ora arriva anche il blocco del prezzo dei carburanti. Giorgia Meloni è scatenata.

Decisa a rispondere con moneta sonante — nel senso più ampio e concreto del termine — ai sondaggisti del malaugurio che la danno perdente al prossimo appuntamento elettorale, lei e i suoi fedeli alleati lillipuziani.

Eccola, allora, scendere in campo personalmente per disorientare di più il centrosinistra, ancora meditativo sulla (ennesima) patrimoniale, senza programma elettorale e anchilosato sull’enigma shakespeariano delle primarie. A Palazzo Chigi, invece, c’è un frenetico dinamismo mai visto finora.

È avvenuto così l’"atto lodevole", come lo ha definito il governo, da parte di Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. La compagnia petrolifera dello Stato, di sua sponte, ha deciso di bloccare i prezzi: 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, in tutti i distributori con marchio Eni ed Enilive, da domani e per almeno 30 giorni, prorogabili fino a fine anno. Ciò è avvenuto, è stato sottolineato, in piena autonomia e senza pressioni. Certamente. Nessuno pensava il contrario. C’è solo da ricordare che l’Eni è dello Stato (in verità ho qualche azione pure io, ma io non conto né decido nulla; così finirà che prenderò qualche centesimo in meno di utile, pazienza, per la patria questo e altro) e che Claudio Descalzi è stato riconfermato nel suo incarico da questo esecutivo lo scorso maggio per la quinta volta consecutiva. Inoltre, le telefonate tra Meloni e Descalzi sono frequenti, anche perché sul problema dei carburanti i due si sono sentiti spesso, senza contare i viaggi in Africa che hanno cementato questa relazione.

Quindi, ora ci sarà il price cap, anche se la decisione ha provocato malumori e qualche problema sulla rete di distribuzione. Forse, però, si poteva e si doveva fare di meglio e di più. Riguarda un dettaglio sfuggito, non si sa come e perché, a Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia e delle Finanze, e alla stessa presidente Giorgia Meloni. Un dato che i politici trascurano sempre è che il prezzo finale dei carburanti è così alto non (solo) per le guerre e il prezzo del Brent: è così perché lo Stato, con le accise e l’IVA, impone una tassazione intollerabile, vergognosa e vessatoria, pari al 52-55%. Significa che, con i prezzi a 2,5 euro al litro per il diesel e 2,245 euro per la benzina, il Tesoro incassa decine, forse centinaia di milioni in più di IVA, che ha un’aliquota del 22%.

Infatti, mentre le accise sono fisse, l’IVA varia al variare dell’imponibile, formato dal costo industriale del carburante più le accise stesse: l’imposta sulla tassa. Questa è un’altra cosa anomala, indecorosa e illegittima, anche se “approvata” dall’UE. Dunque, con il prezzo alle stelle, ci sono maggiori e sostanziosi introiti di IVA.

Perché allora, invece di questi appelli disperati a bloccare i prezzi, invece del gesto “eroico” dell’Eni e dell’auspicio a rimorchio che lo facciano tutte le altre compagnie, perché, invece di fare questa patetica sceneggiata con la miserabile riduzione di pochi centesimi di accise giorno per giorno, non si riduce drasticamente il peso fiscale ormai insopportabile diminuendo l’aliquota IVA? È possibile farlo perché adesso si sta incassando di più, ed è consentito perché il nostro "padre padrone" a Bruxelles ci impone, per l’IVA sui carburanti, un’aliquota minima del 15%. D’altronde, la Francia ha l’IVA al 20% e la Germania ancora meno, al 19%.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

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