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Politica Nazionale

Il 2 giugno 1946 - l’appuntamento mancato con il primo atto della Repubblica di Bolzano, Trieste e le province orientali poi perdute.

Di Redazione ASI 1 Giugno 2026 – 20:46 3 min di lettura

(ASI)  Interpellanza al Governo per ricordare. Il 2 giugno 1946 non poterono partecipare alla scelta referendaria tra Repubblica e Monarchia ed all’elezione dell’Assemblea costituente gli abitanti dell’allora provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale di Trieste, Venezia Giulia e Zara. 

(ASI)  Interpellanza al Governo per ricordare. Il 2 giugno 1946 non poterono partecipare alla scelta referendaria tra Repubblica e Monarchia ed all’elezione dell’Assemblea costituente gli abitanti dell’allora provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale di Trieste, Venezia Giulia e Zara;
nell’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, questo sacrificio, che sarebbe stato accompagnato di lì a breve dal martirio dei territori di Istria, Venezia Giulia, Dalmazia, imporrebbe una doverosa celebrazione come atto di memoria storica dovuto nella coscienza collettiva della Nazione. Lo ho richiesto con la presentazione di una interpellanza al ministero della cultura per garantire nella proposizione dei futuri momenti di celebrazione, rievocazione storica, riflessione culturale e ricerca storica sul 2 giugno 1946, quale data fondante la Repubblica italiana, l’opportuna considerazione anche delle vicende particolari che segnarono così profondamente gli accadimenti di quelle settimane che esclusero una parte della comunità nazionale e dell’elettorato femminile italiano dal momento democratico più alto di riappropriazione della sovranità popolare, nell’unità nazionale.
In quei giorni di giugno del 1946 i territori orientali erano sottoposti ad occupazione e i loro destini non ancora attribuiti anche se drammaticamente segnati, così come per la provincia di Bolzano di allora (più ristretta rispetto all’attuale). Da una parte le incertezze rispetto al ruolo sempre più ingombrante della Jugoslavia, dall’altra la non ancora sanata collocazione dell’Alto Adige.
Solo gli accordi di pace avrebbero confermato il confine del Brennero e il respingimento delle rinnovate richieste di revisione dei confini settentrionali. Nel settembre si arrivò a regolare la questione altoatesina attraverso l’accordo De Gasperi Gruber per la concessione di una autonomia regionale al Trentino Alto Adige.
Il d. lgt. 99, 16 marzo 1946 aveva disposto che fosse “per ora impossibile lo svolgimento delle elezioni nella Venezia Giulia, a causa dell’attuale situazione internazionale e nella provincia di Bolzano, nella quale le liste elettorali non si sono potute ultimare non essendo tuttora regolate le questioni di cittadinanza degli optanti per la Germania che hanno perfezionato l’opzione” e infatti il 2 giugno 1946 dei 573 seggi da assegnare e previsti dal d. lgt. 74, 10 marzo 1946, ne furono attribuiti 556 poiché, mancando i 13 previsti per la Circoscrizione XII (Trieste e Venezia Giulia-Zara), oltre ai 5 della provincia di Bolzano. La convocazione dei comizi elettorali avrebbe dovuto essere disposta con successivi provvedimenti ma non accadde;
diversamente i cittadini di Briga e Tenda parteciparono alla consultazione benché, l’anno successivo, la rettifica dei confini trasferì queste porzioni di territorio nazionale alla Francia;
In l’Alto Adige oltre alla questione del confine nazionale e di possibili rettifiche territoriali, pesò anche il problema degli optanti per il Reich: gli accordi Hitler/Mussolini del 1939 avevano imposto ai cittadini di lingua tedesca l’alternativa di scegliere se rimanere italiani rinunciando alla propria nazionalità, lingua e cultura tedesca o trasferirsi nella Germania nazista rinunciando alla cittadinanza italiana e con essa ai propri beni immobili. Quelli che partirono (ma anche molti di coloro che erano rimasti pur avendo optato) persero dunque la cittadinanza italiana ma dopo la guerra ebbero l’opportunità di optare nuovamente per la cittadinanza italiana.
Saltarono il loro appuntamento con la storia e la loro prima possibilità di esercizio universale del voto anche le donne di quei territori.
Oggi questa importante memoria deve essere recuperata ed essere oggetto di celebrazione e rimpianto.
Perché l’Italia nel giorno in cui celebra la nascita della Repubblica al dovere, anche di ricordare i fratelli e le sorelle che non poterono parteciparvi.
On. Alessandro Urzì
Capogruppo di Fratelli D’Italia in Commissione Affari Costituzionali della Camera

Nota della Redazione

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