(ASI) Ad Attigliano, piccolo borgo umbro di quasi duemila abitanti, alle prossime elezioni comunali si confronteranno due candidati: Daniele Nicchi per Il Polo per Attigliano e Leonardo Fazio per Scelta Civica per Attigliano. Sarà in quella sede, con il voto del 24 e 25 maggio, che i cittadini sceglieranno quale visione ritengono più credibile per il futuro della comunità.
In queste ultime ore, però, la lista Scelta Civica per Attigliano ha mostrato un elemento che molti cittadini hanno notato: di “civico”, in questa compagine, sembra essere rimasto ben poco. La lista è infatti sostenuta apertamente da Partito Democratico, Forza Italia e Lega. Non si tratta di un dettaglio, ma di un fatto politico che solleva interrogativi legittimi: quale valore comune tiene insieme forze e sensibilità tradizionalmente contrapposte?
Collaborare per il bene del territorio è doveroso e nessuno mette in discussione il dialogo sui progetti concreti. Ma una cosa è cooperare nell’interesse del paese, un’altra è cancellare improvvisamente appartenenze, percorsi e differenze politiche come se non avessero alcun peso. E invece contano eccome: contano nelle politiche sociali, nello sviluppo economico, nella visione di comunità che si vuole costruire.
Il candidato sindaco della lista “civica” parla con entusiasmo di un progetto che unisce destra, sinistra e centro. Ma allora una domanda sorge spontanea: se davvero l’obiettivo era unire il paese, perché questo percorso non è stato condiviso fin dall’inizio con tutti? Perché non è stato discusso all’interno della squadra con cui fino a poco tempo fa lavorava, per verificare se esistessero le condizioni per una collaborazione ampia, trasparente e costruita alla luce del sole?
Se l’obiettivo era unire, il primo passo doveva essere coinvolgere, non escludere.
La sensazione, e lo si afferma con chiarezza, è che questa non sia una sintesi politica nata per il territorio, ma un raggruppamento costruito per allontanare qualcuno. Non un progetto condiviso, ma un fronte comune contro una persona, sostenuto anche da logiche provinciali di partito. E quando la politica locale diventa terreno di manovra per equilibri esterni, il rischio è sempre lo stesso: dividere, creare alleanze innaturali, spezzare i fronti pur di colpire un obiettivo.
Ma fare politica “contro” qualcuno non è mai una base solida per amministrare un paese. Quando l’unico collante è un nemico comune, prima o poi quel collante si dissolve e riemergono differenze, contraddizioni e visioni opposte. Ciò che oggi viene presentato come una grande unione rischia domani di trasformarsi in un campo di battaglia, con conseguenze negative per l’intera comunità.
Noi crediamo in un’altra idea di amministrazione: lavorare sui progetti, collaborare quando serve, confrontarsi anche tra posizioni diverse, ma farlo con coerenza, trasparenza e rispetto della storia politica di ciascuno. Non c’è nulla di sbagliato nell’avere un’identità politica, nel rappresentare una visione, nel confrontarsi anche duramente con un altro schieramento. Anzi, in un paese di 1.800 abitanti, dove tutti si conoscono, la coerenza conta ancora di più.
La domanda vera, allora, è questa: perché oggi chi fino a ieri era contrapposto sente improvvisamente il bisogno di stare insieme? Quale visione comune sostiene davvero questa alleanza? I cittadini hanno il diritto di saperlo.
Perché Attigliano non ha bisogno di accordi costruiti contro qualcuno, ma di una squadra che lavori per qualcosa: con una direzione chiara, una storia riconoscibile e valori che non cambiano a seconda della convenienza del momento.
E allora diciamolo senza giri di parole: se questa alleanza improvvisa non riesce a spiegare con chiarezza quale progetto la sorregga, il dubbio che sia nata più per convenienza che per visione diventa inevitabile. E quando la politica si riduce a un incastro di sigle, a un collage di interessi momentanei o a un fronte costruito per escludere qualcuno, non è più servizio al paese: è tattica.
Ma Attigliano non è un tavolo di trattative, né un laboratorio per esperimenti di equilibrio tra partiti. È una comunità vera, fatta di persone che meritano trasparenza, non operazioni di facciata; meritano scelte limpide, non accordi costruiti all’ultimo minuto; meritano una guida che risponda al territorio, non a logiche esterne.
Se c’è chi pensa che basti mettere insieme pezzi incompatibili per chiamarlo “civismo”, allora è bene ricordare che i cittadini non sono spettatori ingenui. Vedono, capiscono, giudicano. E il 24 e 25 maggio avranno l’occasione di farlo con grande chiarezza.


