Procreazione Assistita: il Popolo della Famiglia replica alla Consulta. Di Matteo: “Finzioni imposte per soddisfare gli assurdi desideri di pochi”

(ASI) “Due mamme o magari una sola mamma, ma naturalmente nessun papà: sono questi i risultati che intendono ottenere le due sentenze della Corte Costituzionale in materia dei cosiddetti diritti civili, che violano palesemente i diritti dei più deboli e indifesi, che sono i bambini?”.

È quanto si chiede in una nota Nicola Di Matteo, segretario nazionale e presidente protempore del Popolo della Famiglia (PdF), replicando a quanto stabilito dalla Consulta in merito alla procreazione assistita. “È un cortocircuito logico, evidentemente di mamma ce n’è una sola, per tutti”, spiega Di Matteo. “In una sentenza della Corte è stato stabilito il diritto automatico al riconoscimento delle due mamme per il figlio nato da procreazione medicalmente assistita (PMA) in uno Stato in cui tale pratica sia legale. Perché questo automatismo per le due mamme? L’impegno assunto dalle due donne nel portare a termine la PMA deve essere mantenuto per l’interesse addirittura ‘supremo’ del bambino, allo stesso modo, dicono i giudici costituzionali, di quanto succede per i figli delle coppie eterosessuali (madre e padre). Questo agile assunto garantisce, tra l’altro, che la legge italiana che vieta la PMA possa così essere aggirata semplicemente valicando i confini nazionali, volando ad esempio, con le opportune dotazioni economiche, verso la Spagna.

“Su un altro tavolo o, per meglio dire, in un’altra sentenza depositata lo stesso giorno, il medesimo augusto consesso di giudici stabilisce che non è «né irragionevole, né sproporzionato» vietare ad una donna single la PMA per avere un figlio”, sottolinea il segretario nazionale del PdF. “Infatti, la Consulta afferma, sembra con qualche sofferenza, che il divieto trova «tuttora una giustificazione nel principio di precauzione a tutela dei futuri nati. E’, infatti, nel loro interesse che il legislatore ha ritenuto di non avallare un progetto genitoriale che conduce al concepimento di un figlio in un contesto che, almeno a priori, esclude la figura del padre». Quindi, ripeto, il vietare l’attuazione di un contesto che, a priori, escluda il padre è ragionevole. Invece, tale contesto a priori senza padre, nel caso di due mamme che hanno compiuto all’estero per puro egocentrismo un atto contrario alla legge italiana, diventa dunque giusto nel supremo interesse del bambino che altrimenti perderebbe la seconda cosiddetta madre intenzionale: l’assenza a priori del padre in questo caso non crea problemi. Il Popolo della Famiglia non sarà mai stanco di ripetere, anche da solo, che queste contorsioni logiche e politiche non giustificano quanto, in semplici termini di ragione, è in realtà ingiustificabile”, conclude Di Matteo. “Non ci stancheremo neanche di presidiare affinché i nostri legislatori non tolgano quelle poche barriere legislative e politiche che ancora sono rimaste e perché tutte queste finzioni imposte per soddisfare gli assurdi bisogni o desideri di pochi, a danno dei bambini stessi, non divengano la legge assoluta del nostro Paese”.

 

Fonte foto: inviataci Capo stampaIl Popolo della Famiglia

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