Perché non abbiamo capito nulla delle elezioni europee

(ASI) Padova -  Quello che la maggior parte della popolazione sa, è che nell’Unione Europea si svolgeranno dal 06 al 09 giugno le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Il resto, con alta probabilità, rimane un mistero, e Vi spiego subito la ragione di questa asserzione.

Le istituzioni europee, hanno un funzionamento ben preciso, purtroppo, ignoto alla maggior parte della popolazione. E su questo tema, le istituzioni nazionali, hanno fatto ben poca informazione. Al contrario, i temi della campagna elettorale “italiana”, sulle elezioni europee, sono di un provincialismo assoluto. Mi spiego meglio.

Se osserviamo i manifesti elettorali che campeggiano, in bella mostra nelle nostre città, non si parla affatto di Unione Europea, del suo parlamento, e di quello che viene prodotto nelle sue sedi. Al contrario, si può leggere, spesse volte, slogan di questo tipo: tizio o caio “cambia l’Europa”, “l’Europa cambia con l’Abruzzo”, “meno Europa”, “a difesa della casa e dell’auto e degli Italiani” “cambiamo l’Europa prima che cambi noi”, “l’Europa dei territori” “con Giorgia l’Italia cambia l’Europa”, et generis.

Notiamo il contenuto dei manifesti: qualcuno, (sia esso un soggetto politico o un territorio) deve in qualche modo, cambiare l’Europa. Il che, per chi conosce come funzionano le istituzioni europee, non ha alcun significato.

La campagna elettorale delle forze politiche italiane, invece di parlare di ciò che viene deciso ed effettuato in Europa (e che cambia veramente il destino di milioni di persone), parla di temi italiani, misurando il consenso dei partiti politici nostrani, nulla di più lontano dalle istituzioni e dalla realtà europea. Un provincialismo di fondo che porta alla ciliegina finale, di voler candidare esponenti politici che, seppur eletti, non si recheranno mai presso il Parlamento Europeo, illudendo non solo il corpo elettorale, ma anche le generazioni di cui hanno responsabilità presente e futura. E non è tutto. Il malcostume italiano, per chi ha un pelino di dimestichezza nei corridoi del parlamento europeo, sa bene come ricompensare chi non trova sbocco politico in Italia: un bel posticino nei seggi di Bruxelles, senza avere, purtroppo, competenza alcuna sul tema che andrà ad affrontare, sia esso l’agricoltura o l’industria, l’ambiente piuttosto che l’istruzione o le politiche climatiche. Non ci si può lamentare infatti, se i paesi del nord Europa (e ora, anche la Spagna) candidano esperti di settore, che poi, eletti, diverranno tecnici dell’agricoltura, dell’industria, del clima, delle politiche di genere, portando a casa risultati invidiabili in primis per la propria nazione, e poi per l’Unione stessa.

Che senso ha candidare la Presidente del Consiglio al Parlamento Europeo, se essa poi, non eserciterà, in tale sede, il suo ruolo di parlamentare? Nessuno. Al suo posto, così come al posto di tutti quei politici che cercano solo un ombrello sicuro contro ogni possibile attacco, vanno mandati tecnici competenti, che possano fare lobby, discutere delle problematiche che cambieranno i destini dell’Unione da qui ai prossimi cinque anni. Per quale ragione, in Italia, in occasione della competizione elettorale, non si sta parlando di quanto si è deciso e attuato in sede europea? È giusto ricordare ai cittadini elettori, un mini riassunto degli ultimi anni: il recovery fund (ovvero Next Generation Eu), il più grande piano di investimenti pubblici dal tempo del piano Marshall. Esso ha visto la contrazione di un debito in maniera comune di tutti gli Stati membri, nell’allocazione di fondi, di cui l’Italia è stata pessima investitrice. L’European Green Deal, vero e proprio libro maestro della politica economica europea, piano economico mondiale per porre la crisi climatica al centro, usando l’innovazione green come volano dello sviluppo economico. Sempre difeso da Ursula von der Leyen, anche dopo la crisi del Covid19 e l’invasione Ucraina, rimane tuttora l’ossatura del piano economico e politico europeo, nonché asse della diplomazia della UE.

Ricordiamo anche cosa non è passato, in questi cinque anni: la presidenza belga del Consiglio, ha rimandato al prossimo semestre la norma di ripristino dalla natura e degli habitat (nature restorationlaw). Non è stata approvata la direttiva sul taglio dei pesticidi, e più in generale, sono completamente arenati gli obiettivi della Sustainable Chemical Strategy. La politica agricola comunitaria, è stata emendata dalle condizionalità ambientali inserite negli anni, su pressione delle sacrosante proteste degli agricoltori. In generale, è rimasta lettera morta o quasi tutta la politica diretta alla tutela della biodiversità della natura, che non avesse una ricaduta economica o energetica.

Ebbene, mi sarei aspettato di sentir parlare di questi temi, dalle forze politiche italiane. Il mio destino, così come quello dei miei concittadini europei, dipende dalle decisioni del Trilogo (Commissione Europea, Consiglio dell’Unione Europea e Parlamento Europeo). Questa è la realtà dei fatti, che piaccia o meno. Si può essere accaniti sostenitori dell’Unione, così come suoi acerrimi avversari, tuttavia, conoscendo almeno in parte, il suo funzionamento. Abbiamo bisogno di rappresentanti che tutelino la nostra indipendenza energetica, e che parimenti, siano diplomaticamente all’altezza di negoziare con nazioni che cambieranno i destini del mondo a breve (i membri del Brics). Il resto, purtroppo, sono solo chiacchiere inutili.

Non rimane molto tempo, e sono lieto che sia stato eliminato il confronto televisivo tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, a capo rispettivamente delle forze d’opposizione e di maggioranza. Non aveva alcun senso, poiché avrebbero parlato di temi italiani, provinciali, e non europei. C’è bisogno di un cambio di rotta, e in fretta, poiché, lo ribadisco, il destino della mia generazione e di quelle future, si decide in quella sede, per la quale, esercitiamo diritto di voto.

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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