Stefano Valdegamberi (Consigliere Regionale del Veneto): "Il confitto ucraino si vince con il dialogo, non con le armi"
(AASI) Verona - “Voglio ricordare le parole di un grande italiano: ‘Oggi criticare Putin è giusto e doveroso, ma la storia è molto più complessa. Putin avrebbe potuto essere prezioso e la sua Russia sarebbe stata utilissima se inserita in un'organizzazione per la sicurezza. Gli accordi di Pratica di Mare del 2002, con cui Berlusconi voleva avvicinare la Russia nella Nato, erano una cosa saggia. Abbiamo bisogno del metano russo, è essenziale per l'Italia, come lo sono le importazioni di petrolio. La nostra economia vive grazie a quel gas. Come possiamo mettere sanzioni su ciò che ci serve per vivere?"
Queste parole non sono certo mie ma di un ex Ministro Antonio Martino, padre dei liberali e degli atlantisti italiani, nella sua ultima intervista a Libero rilasciata prima della sua scomparsa all’inizio di quest’anno. Io le condivido al 100%. Non si tratta di mettere in discussione l'Alleanza Atlantica ma solo le strategie messe in campo che non rispondono ne' alle finalità di pacificazione tra i popoli e tantomeno agli interessi degli europei e degli italiani.
Occorre superare la logica del "noi abbiamo sempre ragione e gli altri sempre torto". La verità quasi sempre sta nel mezzo. Il rispetto per gli altri popoli e i loro legittimi interessi dev'essere un must universalmente condiviso, non a senso unico. L'Italia ripudia ogni estremismo di destra e di sinistra e ripudia la guerra quale metodo per la risoluzione dei conflitti. La gratitudine verso chi ci ha liberati dalle dittature non viene certo messa in discussione e, ancor meno, l'amicizia e la fratellanza con il popolo americano. Ciò non significa però che dobbiamo essere un Paese che supinamente e acriticamente avvalla scelte avventate che stanno danneggiando gli interessi nazionali in modo irreparabile.
A volte bisogna mettersi nei panni degli altri, capendo anche le loro ragioni, portando rispetto verso i loro valori e la loro storia. I conflitti vanno risolti con il dialogo, non mostrando i pugni e tantomeno con sanzioni e ricatti. Fingere di non conoscere la storia non si fa un servizio alla verità e tantomeno alla pace. Gli accordi di Minsk potevano rappresentare un buon punto di partenza per redimere il conflitto e su questo è mancata una pur timida azione da parte dell'Occidente e, in particolare dell'Unione Europea, che sta perdendo ancora una volta l'opportunita' di porsi con autorevolezza come mediatore sul continenente euro-asiatico. Scrissi a febbraio che l'Ucraina, terra di mezzo, era di fronte a un bivio: di essere una nuova Svizzera, un luogo ponte tra Est e Ovest ove poter sviluppare un contesto utile tanto al mondo Russo e Asiatico come a quello Occidentale, o una nuova Beirut, un luogo di perenne scontro. Auspico, pertanto, un vero negoziato, fatto non di vincitori e vinti, ma di leader responsabili che abbiano veramente a cuore il bene dei loro popoli.
La capacità di dialogare non deve essere vista come debolezza ma come forza. Sono convinto che un nobile compromesso nell'interesse di tutti, soprattutto dei popoli coinvolti nel conflitto, si possa raggiungere. Vanno, pertanto, abbassati i toni, gli orgogli, da entrambe le parti. Il rischio è che dal conflitto ne usciremo tutti sconfitti. La vera vittoria di tutti è nella capacità di trovare una soluzione diplomatica. Nell’ultimo decennio ho personalmente promosso scambi, relazioni e dialogo con la Russia, nella convinzione che dovesse essere un nostro partner strategico, in campo economico e geopolitico. Abbiamo sbagliato segregare, allontanando sempre più la Russia dall'Europa, dimenticandoci che anche i Russi sono un popolo dell'Europa.
L'obiettivo che ci dobbiamo porre è quello di inclusione non di nuove cortine di ferro: il dialogo e la reciproca conoscenza, non le armi, sono gli strumenti da usare. Non sevono le tifoserie e, specie nelle guerre di altri. Queste non fanno bene alla pace. Auspico l’Italia resti fedele ai suoi valori e principi, così come agli alleati, ma anche che assuma una posizione indipendente e autonoma al fine di perseguire anzitutto gli interessi nazionali come altri Paesi democratici stanno facendo nel mondo.” Così, Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale del Veneto in una nota.
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