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Politica Nazionale

Troppi assenti alle urne,vulnus alla democrazia, ma non interessa a nessuno. Il caso Calabria

Di Redazione ASI 13 Settembre 2021 – 08:44 3 min di lettura

regionecalabria(ASI) Il 3 e 4 ottobre, com’è noto,i calabresi andrannoalle urne per eleggere il Consiglio Regionale, sciolto anticipatamente per la morte della presidente. I candidati sono quattro: Roberto Occhiuto (Forza Italia) centrodestra, Amalia Bruni, centro sinistra, Luigi De Magistris, indipendente e l’ex presidente Mario Oliverio non più come candidato del centrosinistra, ma con la lista Oliverio Presidente per la Calabria.

L’ultima volta, il 26 gennaio 2020, vinse, con il 55,29% dei voti, e 20 seggi, il centrodestra con Jole Santelli (Forza Italia), poi deceduta, mentre il rivale del centrosinistra Filippo Callipo, (indipendente) prese il 30,14% e 11 seggi. Letti così, questi dati dicono poco, e, invece, analizzandoli, emerge l’enorme astensionismo,un vero e proprio vulnus alla democrazia. Nell’ultima elezione, infatti, l’affluenza alle urne fu solo del 44,33 % leggermente superiore (più 0,16%) rispetto alla precedente consultazione elettorale. Riusciranno i quattro concorrenti, contutti gli altri candidati nelle liste di appoggio e sostegno, a convincere i calabresi ad andare alle urne?

Non c’è alcun dubbio che quando ai seggi va meno della metà degli aventi diritto, come in Calabria, cheè la Regione con la più bassa partecipazione al voto, ci sarebbero tanti buoni motivi per ricercare le cause, analizzare il fenomeno e, eventualmente, trovare le soluzioni. E, invece, tutto avviene, e si ripete nel tempo, nel disinteresse generale.Ma perché i calabresi disdegnano le urne? Qualcuno certamente è portato a ipotizzare un assenteismo dovuto alla pigrizia, al disinteresse, alla superficialità. Sì, ci sarà chi lo ha fatto per queste ragioni, chi non c’è andato perché impossibilitato, altri perché residenti in Calabria ma fuori per studio o lavoro, ma la stragrande maggioranza non c’è andata perché delusa, scoraggiata, oltraggiata nella dignità di cittadini da una classe politica incapace e inconcludente. I problemi sono tanti, troppi per poter essere approfonditi in un articolo; uno per tutti e su tutti: la sanità.

Disastrosa, nonostante l’abnegazione, l’impegno e le capacità,anche con invidiabili e lodevoli eccellenze, dei medici e del personale paramedico. Dieci anni di commissariamento, con gli strateghi della finanza mandati dal ministero, hanno portato solo l’aumento dei ticket. La tassa, vergognosa e intollerabile, sui malati. È difficile convincere ad andare a votare un pensionato che se ha bisogno di una visita cardiologica deve andare in una struttura privata e, poi, quando va a comprare i farmaci, deve pagare il ticket, e anche maggiore rispetto a quello che avviene in altre Regioni perché deve far fronte al disastro contabile della sanità. Queste condizioni miserevoli inducono alla sfiducia, allo scoramento, alla rassegnazione. E a dire:è inutile andare a votare, non cambia niente, sono tutti uguali.Ed è gravissimo, ma la questione, triste e amara, non interessa a nessuno, men che meno ai politici, tanto loro i 31 seggi ce l’hanno garantiti, a prescindere dai votanti. E qui sta l’errore. Perché i seggi andrebbero assegnati tenendo conto dell’affluenza, in questo caso, con il 44%, i seggi dovrebbero ridursi in proporzione, essere 14.

Si otterrebbero almeno due risultai importanti e assai significativi: il rispetto di chi non è andato a votare, che deve essere inteso, anche quello, come l’espressione di una volontà: la totale sfiducia nei candidati, non meritevoli del voto, e, quindi, deve contare, deve avere pari dignità, comequellodi chi è andato a votare.Riducendo i seggi, inoltre, ci sarebbe,come immediata conseguenza,il contenimento dei costi di un ente, qual è la Regione, che, come ho scritto un’infinità di volte, è costosissimo e inutile, anzi, peggio, dannoso, e andrebbe abolito prima possibile. S’intende, modificando la Costituzione. Tutti hanno visto, e assistito, sgomenti, ai conflitti perenni, quotidiani, sulle competenze tra lo Stato e i vari presidenti delle Regioni nella lotta al Covid-19. Venti “statarelli”, centinaia di postiper politici, che provocano, con oneri pesantissimi,solo una montagna di debiti che non sappiamo più come pagarli.

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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