(ASI) "Ci troviamo di fronte ad una classe politica che non rappresenta più il popolo italiano e che a distanza di dodici mesi dall’inizio di questa falsa pandemia ha completamente impoverito il paese.

Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell'incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni. 

Questi politicanti barricati dietro il lauti emolumenti pari a decine di migliaia di euro al mese, non solo non hanno saputo far fronte alla necessità economica del Paese, versando se non pochi spiccioli (vedasi l’ultimo ossimoro chiamato “misure urgenti”) ma hanno completamente soppresso i diritti costituzionali. Mentre l’articolo principe della Costituzione richiama il "diritto al lavoro” nella chiara espressione “L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, l’articolo 13 regola l’altro importante aspetto della “libertà”, dichiarando che "la libertà personale è inviolabile, e non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria, e nei soli casi e modi previsti dalla legge." Va rammentato infatti che con deliberazione del 31.1.2020 il Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, pubblicata in G.U. Serie generale n. 26 del 1.2.2020, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in conseguenza del rischio sanitario, derivante da agenti virali trasmissibili. Ma nulla delle fattispecie di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c) del D.Lgs n. 1/18 è riconducibile al “rischio sanitario”. 

Lo stesso Tribunale di Roma, Sezione 6° Civile, nella ordinanza n. 45986/2020 R.G. del 16 dicembre 2020, volta a dirimere una controversia inerente la richiesta di convalida di sfratto per morosità di un esercizio commerciale nel periodo di emergenza Covid-19, è entrato appieno nella questione della pandemia dichiarando la piena illegittimità dei DPCM di Conte e del suo Governo. Il Giudice romano spiega chiaramente che i DPCM hanno imposto la compressione dei diritti fondamentali degli Italiani in palese violazione della Carta Costituzionale. Riportiamo un estratto dei contenuti più salienti del Verbale di udienza: Appare evidente che la limitazione ai diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti che si è verificata nel periodo di emergenza sanitaria è dovuta, quindi, non all’intrinseca diffusione pandemica di un virus ex se, ma alla adozione “esterna” dei provvedimenti di varia natura (normativi ed amministrativi) i quali, sul presupposto della esistenza di una emergenza sanitaria, hanno compresso o addirittura eliminato alcune tra le libertà fonfamentali dell’Uomo, cosi come riconosciute sia dalla Carta Costituzionale che dalle Convenzioni Internazionali.

 Un popolo che debba subire la disapplicazione dei principi costituzionali non può dirsi un popolo sovrano. È pertanto chiaro il disegno del Governo: azzerare i principi costituzionali al fine di vaccinare tutta la popolazione. È questa l’agenda del Governo Draghi e di tutti i partiti che lo sostegno. Un Parlamento che incurante delle numerosissime reazioni avverse, nonché decessi, avvenuti e che avvengono quotidianamente continua a perseverare in questa direzione, non può che essere complice di questa tirannia sanitaria. Ci auguriamo che presto la giustizia faccia il suo corso e metta fine a questo progetto di demolizione dell’Italia e dei suoi principi costituzionali nel pieno silenzio di Mattarella." Lo dichiara in una nota il Coordinatore Nazionale dell’Organizzazione Politica Italia nel Cuore (MIC).

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