(ASI) Siamo a Beirut la capitale del Libano , il cui simbolo è il cedro. La città, conta circa 1.200.000 abitanti. Due giorni fa , una grande deflagrazione ha investito la zona del porto. Stoccati in malo modo , 2750 tonnellate di Nitrato di Ammonio , una sostanza molto pericolosa .

Questa la prima ricostruzione  dell' autorità secondo cui   da lì sarebbero  partite  le due esplosioni che hanno raso al suolo per raggio di chilometri edifici e case , mettendo la popolazione in ginocchio , fisicamente e moralmente . Si contano un centinaio di vittime assicurate e migliaia di feriti . In questi giorni continuano i soccorsi . Ma oggi si passa dal pianto alla rabbia . Ci si chiede infatti perché quella merce utilizzata come fertilizzante agricolo ma altamente esplosiva, sequestrata da una nave russa nel 2013 fosse  conservata blandamente negli edifici portuali. La nave da cui è stato sequestrato il carico si trovava nelle acque libanesi. E’ stata definita una vera e propria “bomba galleggiante”. Il Messaggero riporta come l’imbarcazione demoninata “MV Rhosus” era destinata al Mozambico. Le difficoltà finanziarie in cui verte il Libano non hanno permesso un controllo ed un corretto trattamento di queste sostanze.  Alcune fonti riportano come dei lavori di manutenzione e di saldatura da parte di alcuni operai abbiano portato all’incendio che ha innescato l’esplosione. Le parole dei testimoni in lacrime e della popolazione colpita lasciano un segno indelebile nei nostri cuori . Come possiamo vedere dalle immagini che circolano in rete , lo shock dovuto all’esplosione ha portato agli abitanti un duro colpo fisico ma anche mentale . Le domande che vengono spontanee sono tante . In tutto il mondo si parla del “caso” del Libano . In molti pensano che sia ricollegabile ad un attentato . Un secondo “11 Settembre” . Da Washington la squadra del presidente in carica Donald Trump a buttare benzina sul fuoco. “Si tratta di attentato terroristico”. E’ chiaro di come il Paese soffra da tempo di una grave crisi economica e sociale dovuta al Covid19 e alle guerra . I tassi di povertà come riporta Rai News 24 sono alti , e c’è del malcontento generalizzato tra la popolazione. Che questa sia la goccia che fa traboccare il vaso ? Tutto il mondo esprime cordoglio . I cittadini sono indignati a fronte della probabilità che il Governo Libanese abbia sottovalutato la situazione , stoccando della merce cosi pericolosa nel porto. Le piste da seguire sono tante mentre si contano i cadaveri . Nel 2016 come riporta il Messaggero : “l predecessore di Daher , Chafic Merhi, aveva scritto una lettera indirizzata a un giudice coinvolto nel caso che richiedeva lo spostamento della nave : “A causa dell’estremo pericolo rappresentato da questi articoli immagazzinati in condizioni climatiche inadatte ribadiamo la nostra richiesta alle autorità portuali di riesportare immediatamente le merci per mantenere la sicurezza del porto e di coloro che vi lavorano”. Il grido di aiuto è stato inascoltato per anni fino all’esplosione di martedì scorso. Le sostanze erano state poi immagazzinate negli edifici del porto senza alcun controllo , a pochi minuti a piedi dai quartieri cittadini e i locali della vita notturna. La vicenda ha ancora molti punti oscuri.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia.  

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