(ASI) Senza le partite, rassegnati a stare in casa, i tifosi correvano il rischio di accantonare per troppo tempo gli ardori e le passioni che abitualmente caratterizzano i loro pomeriggi sugli spalti e, allora, sono scesi in campo, in verità senza che se ne sentisse il bisogno, i politici, con le loro squadre, e con i tifosi al seguito.

È cominciato così, sui giornali e in tv, un campionato, non meno aspro e violento di quello vero, sulle idee, le opinioni, le accuse, le scoperte, le soluzioni di questo momento terribile.  Sarebbe anche stravagante e grottesco, pure divertente questo singolare torneo, seppure orfano di virtuosismi e campioni, ridotto com’è a quello modesto tra scapoli e ammogliati, se non fosse per il fatto che si gioca non con il pallone, ma con la vita della gente. Con vista sul presente e sull’incertissimo futuro. In cartellone la sfida più importante, non c’è alcun dubbio, è quella che ormai da giorni ci tiene con il fiato sospeso per sapere il vincitore: è il duello epico, rigorosamente a distanza, tra il governatore della Lombardia Attilio Fontana e il Governo. Per sapere con certezza chi ha commesso più errori su tempi, modi, ritardi e decisioni nella lotta per arginare e combattere il contagio da covid-19 si prevedono tempi lunghi. Immagino che qualcuno, con la genialità che contraddistingue i nostri  politici mezzecalzette, penserà di affidare il giudizio ai posteri, cioè ad una commissione d’inchiesta parlamentare. Che è come dire affondare tutto nel nulla. Invece il risultato questa volta è già chiaro ed è impietoso. I politici sono riusciti nell’impresa mai successa prima, e non solo nello sport, dove c’è sempre un vincitore e uno sconfitto, questa volta ci sono solo due perdenti nella tenzone più inopportuna, triste e patetica che si potesse mai immaginare. Altra gara, accesa e altrettanto combattuta, è se bisogna o meno portare le mascherine, e a che cosa possono servire. C’è chi dice che non proteggono chi le porta, ma gli altri; ma se ognuno protegge gli altri, in fondo protegge anche sé stesso. O no? Boh. Partita importante e incerta, per la qualità degli schieramenti in campo, è anche quella se il coronavirus si trasmette anche per via aerea, aerosol dicono gli esperti. Non ci sono “prove rilevanti” risponde l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi il risultato, che pure sarebbe importante saperlo subito, è invece rinviato a dopo i tempi supplementari. Rinviati, anche questi, a data da destinarsi. Ma ai politici italiani, al di là dei contagiati, circa 120.000, e dei morti, circa 15.000, e con il Paese allo stremo, interessa molto di più un’altra partita: reggerà o meno agli attacchi che in questi giorni stanno portando, con intensità sempre maggiore seppure con poca lucidità, le truppe dei partiti di opposizione, disseminate nei vari giornali e negli studi televisivi, a far breccia nel catenaccio che Giuseppe Conte e i suoi hanno eretto a Palazzo Chigi? E’ questa la battaglia campale, il covid-19 si presta molto, con tutte le sue incertezze, ad essere un comodo cavallo di Troia. Qualche giornale, infatti, ha già cominciato ad immaginare qualche smagliatura e incertezza nella squadra di Conte. Infine -  e stavo per dimenticarmi - c’è quell’altra bizzarra, ennesima competizione tra maschi e femmine. Come si sa, tra i morti per coronavirus, 70% sono uomini e 30 % donne. Gli esperti non sanno spiegarsi il perché. E, invece, la ragione è semplice ed evidente. Gli uomini sono stressati, fiaccati, sfiniti, dal confronto continuo con l’angelo del focolare domestico, specie adesso che c’è la quarantena. E così il virus ci trova tutti indeboliti ed ha il sopravvento. E le donne vincono anche in questa occasione.

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

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