(ASI) Catania - C’è grande allarme tra i lavoratori del comparto della sanità privata che operano all’interno delle oltre 30 tra Comunità terapeutiche e Residenze sanitarie, le circa 10 strutture ex articolo 26 e le numerose case di riposo della provincia di Catania.                                                                                                      I fatti di Villafrati, quanto sta accadendo nelle ultime ore all’Oasi Maria Santissima Assunta di Troina e il decesso di ieri in una struttura per anziani in un paese dell’hinterland, sta tenendo in grande apprensione centinaia di lavoratori, come spiega in una nota il segretario della Ugl sanità catanese Carmelo Urzì. “Ogni giorno riceviamo lamentele e segnalazioni da parte di operatori e professionisti che, recandosi quotidianamente in servizio, con passione e grande spirito di abnegazione, hanno grande paura per ciò che potrebbe accadere. Questo perché il 90% delle realtà in questione, ad oggi, non ha applicato le misure minime di contenimento e prevenzione dettate dal Ministero e previste anche nel protocollo siglato tra il Governo nazionale e le parti sociali, recepito anche dalla Regione Siciliana.
Ancora peggio risulta essere stata disatteso, da parte di questi enti, l’avviso dell’Assessore regionale delle politiche sociali dello scorso 28 febbraio. Sebbene sono stati sospesi i ricevimenti dei visitatori, all’interno di Cta, Rsa e case di cura, non vengono rispettati i dettami a partire dalla mancanza di controlli al personale e di dispositivi di protezione individuale e di sanificazione.
La preoccupazione dei dipendenti, infatti, è quella che, dovendo accedere dall’esterno in ambienti comunque protetti, possono diventare potenziali vettori del virus e contagiare gli ospiti che sono quasi tutti soggetti ad alto rischio, perché anziani, immunodepressi o con patologie. Come Ugl quindi, dopo aver reclamato screening sugli operatori della sanità pubblica e privata delle case di cura, chiediamo più attenzione anche per questi lavoratori, attraverso costanti verifiche come la misurazione della temperatura corporea e l’esecuzione del tampone orofaringeo.”
Proprio su questo tema si aggiunge il pensiero del segretario provinciale della federazione Medici Aurelio Guglielmino: “L’emergenza in atto è quella di controllare quante più persone è possibile, soprattutto coloro che lavorano a stretto contatto con pazienti e utenti del sistema sanitario regionale. Non ci possiamo permettere di far mancare i tamponi ed i reagenti e, per questo, chiediamo all’Assessorato regionale della salute di valutare la possibilità di poter allargare anche ad altri laboratori di analisi privati, aventi i requisiti, l’opportunità di offrire questo servizio a costi concordati. Così avremo la possibilità di non far morire tante piccole realtà, oggi in profonda crisi, ed allo stesso tempo accerchiare in modo deciso il Coronavirus evitando nuovi casi complicati.” “Il nostro obiettivo primario è quello di proteggere e difendere i lavoratori e tutelarli da qualsiasi problema nel luogo di lavoro – conclude il segretario territoriale Giovanni Musumeci.
Da Catania vogliamo far partire forte la voce di una proposta decisa che conduca all’importazione in Sicilia del “Modello Veneto”, ma per far ciò occorre che la Regione si faccia sentire a livello nazionale, chiedendo più dispositivi e materiali di consumo come tamponi e reagenti, affinchè la risposta dei siciliani che stanno osservando le regole possa essere accompagnata anche dalla qualità e quantità di controlli indispensabili.”

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