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Politica Nazionale

Carbonari (M5S) su formazione e occupazione - “Basta “corsifici”: poco lavoro e allievi come polli in batteria”.

Di Cenusa Alexandru Rares 4 Luglio 2019 – 08:12 3 min di lettura

carbonari(ASI) Riceviamo e pubblichiamo l’intervento integrale della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Maria Grazia Carbonari, in merito al rapporto che lega la formazione lavorativa ed i dati occupazionali in Umbria. 

 “Da anni la Giunta si vanta delle ingenti somme che spenderebbe per Formazione Istruzione Professionale, eppure l’occupazione in Umbria è peggiore che nel resto d’Italia.

Come ricorda la Banca D’Italia nel rapporto uscito in questi giorni “nel 2018, per il secondo anno consecutivo, l’occupazione in Umbria è rimasta stabile, a fronte della crescita registrata in Italia (0,8 per cento)”. Condividiamo l’importanza di investire in formazione professionale, purché in modo realmente efficace. Già nel 2017 abbiamo depositato una proposta di legge chiedendo che ciascun organismo di formazione operante nel territorio Regione Umbria fosse tenuto a fornire gli "ESITI OCCUPAZIONALI” degli allievi.

Dopo tante pressioni siamo riusciti a far modificare l’articolo 3 della legge regionale 30/2013 prevedendo che “gli organismi di formazione professionale trasmettono annualmente alla struttura regionale competente tutte le informazioni necessarie, con particolare riferimento agli esiti occupazionali ottenuti”. È ancora troppo poco però. Serve riformare l’intero sistema regionale di formazione professionale in modo che possano portare lavoro stabile e adeguatamente retribuito. Basta con “corsifici” che formano gli allievi come “polli in batteria”, locali e strumentazioni presi in affitto da terzi, qualità discutibile e nessuno sbocco professionale!

Bisogna creare un meccanismo triangolare tra Regione, Ente di Formazione e Impresa, in cui l’allievo è seguito costantemente. L’obiettivo deve essere un vero inserimento lavorativo, non la formazione fine a sé stessa.

In primo luogo, si dovrebbe procedere con una verifica preventiva sulla "spendibilità" della persona formata e quindi finanziare soltanto corsi che vertano su materie realmente richieste dal mercato del lavoro di oggi e di domani, altrimenti si rischia di fare corsi per venditori di frigoriferi al Polo Nord, dove l'unico soggetto a trarne vantaggio è l'agenzia formativa che ha organizzato il corso.

In alcuni casi sarebbero stati aperti dei bandi in cui venivano attribuiti rimborsi forfetari all'agenzia di formazione senza imporre obblighi di rendicontazione! Ben venga la semplificazione, ma ritengo

che le somme pagate dal pubblico debbano essere rendicontate, per evitare speculazioni in cui magari alcuni insegnanti vengono sottopagati ed altri invece potrebbero essere agevolati.

Andrebbe poi garantita la qualità degli enti di formazione, premiando quelli che hanno locali propri, strumentazioni adeguate e moderne, personale realmente competente e progetti formativi credibili. Dovremmo pretendere che gli enti di formazione seguano gli allievi anche dopo i corsi, magari prevedendo un premio per ciascuna assunzione stabile e ben retribuita ottenuta.

Gli “esiti occupazionali” di ciascun ente e corso dovrebbero essere pubblici, in modo che i più bravi emergano. Su questo fronte andrebbero anche monitorate le imprese dove si svolgono i tirocini, per verificare che gli allievi siano impiegati nelle mansioni oggetto dei corsi e magari assunti al termine del periodo. La Regione non può formare e pagare i tirocinanti a beneficio di chi volesse sfruttarli gratuitamente per qualche mese e sostituirli con nuovi.

L’Umbria ricorda un grande albero dove i frutti non vengono colti. Soprattutto in questo contesto di crisi e profondi cambiamenti tecnologici mondiali, una Formazione Istruzione Professionale di qualità è vitale per fare in modo che i cittadini possano essere valorizzati, non soltanto in termini economici, ma soprattutto nella dignità di ciascuno di noi”.

 

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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