(ASI) Da domani, 1° gennaio 2019, cinque milioni di contribuenti dovrebbero vedersi cancellare tutte le cartelle esattoriali di importo fino a 1.000 euro iscritte dal 2000 al 2010 per multe, bolli auto, tributi e tasse locali. Si tratta del ''saldo a stralcio'' introdotto dal Governo con il decreto fiscale collegato alla manovra. Federcontribuenti: ''senza alcun adempimento a carico del debitore l'agenzia della riscossione dovrebbe di ufficio, ripulire il proprio archivio di ben 12 milioni di carichi a lui affidati sotto i mille euro''.

Ma restano dei nodi da sciogliere e qualche consiglio da dare ai contribuenti interessati. Residuano 506 miliardi, di cui 314 miliardi corrispondono a posizioni per cui si sono tentate invano azioni esecutive. Al netto di altri 25 miliardi di rate per riscossioni dilazionate e di 81 miliardi di riscosso

Sarà lo Stato a pagare i debiti cancellati per un gettito stimato pari a 524 milioni di euro frutto delle maggiori entrate assicurate all’Erario dalla rottamazione ter. ''La procedura – spiega l'ufficio legale della Federcontribuenti -, non prevede alcun obbligo per il contribuente se non quello di verificare personalmente sul portale dell'Agenzia della riscossione la propria posizione debitoria e l’avvenuta cancellazione dei debiti sotto i 1.000 euro. L’agente della riscossione, infatti, così come prevede l’articolo 4 del Dl fiscale, non è tenuto ad inviare alcuna comunicazione al contribuente interessato dallo “strappa” cartelle''.

Se il fisco diventa una sorta di roulette russa.

Come capire se la cartella possiede i requisiti per essere cestinata? ''Il tetto dei mille euro si considera per singolo carico affidato all’agente della riscossione. Quindi saranno cancellate entro il 31 dicembre anche le cartelle che contengono più debiti perchè non sarà il totale della cartella ma il singolo debito iscritto, di importo inferiore ai mille euro, ad essere cancellato''.

L'agenzia della riscossione ha ereditato dalla ex Equitalia oltre 20 milioni di codici fiscali di persone fisiche e società. Di questi, circa 360.000 soggetti hanno posizioni iscritte a ruolo superiori a 250.000 euro e assorbono più del 75% del debito residuo complessivo.

I contribuenti con posizioni superiori a 400.000 euro sono circa 200.000 (1 per cento del

totale) che assorbono poco più dei 2/3 del debito residuo complessivo (circa il 69 per cento);

la maggior parte delle posizioni debitorie (52,35 per cento) hanno pendenze fino a 1.000 euro.

''Parliamo dei soliti 841 miliardi di cui oltre un terzo è difficilmente recuperabile: 138 sono dovuti da soggetti falliti, 78 miliardi da persone decedute e imprese cessate, 92 da nullatenenti (almeno

in base ai dati dell’Anagrafe tributaria); per altri 28 miliardi la riscossione è sospesa, sempre

per forme di autotutela o sentenze. Residuano 506 miliardi, di cui 314 miliardi corrispondono a posizioni per cui si sono tentate invano azioni esecutive. Al netto di altri 25 miliardi di rate per riscossioni dilazionate e di 81 miliardi di riscosso''.

Le posizioni effettivamente riscuotibili si riducono a 51 miliardi solo il 5% del carico totale lordo iniziale.

Conclusioni.

''Da sempre è stato chiaro, per tutti, che uscire o meno dalla morsa della riscossione è questione di fortuna, di sapersi destreggiare con le norme attraverso gli inganni oppure, affidarsi alle varie commissioni tributarie spesso al centro di scandali. Tutto questo ha reso nullo il diritto di contribuire alle spese dello Stato a seconda della propria capacità contributiva piegando i più deboli.

Fin quando il cassetto fiscale resterà zeppo di codici tributari che si sommano tra loro nel labirinto delle tasse e imposte nazionali, regionali e comunali a cui si aggiungono le imposte dirette e quelle indirette come nel caso delle bollette per le forniture domestiche o come nelle accise sui carburanti senza dimenticare l'IVA, mai avremo chiaro quanto e come il regime fiscale va a superare di oltre un quinto il reddito di ogni onesto contribuente''.

Lo comunica con una nota Federcontribuenti.

 

 

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