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(ASI) Sono almeno un paio di anni che sentiamo i vari esponenti del PD rinfacciare a Berlusconi ed a Bossi di non volere mantenere la promessa di abolire le province come previsto dal programma elettorale. Ebbene, alla prova dei fatti, quando in parlamento si votava la proposta IDV di riforma costituzionale per abolire le province, il PD si è astenuto, contribuendo così alla sua bocciatura! Come mai ad una predicazione quotidiana contro le province e contro lo spreco di miliardi di Euro che esse rappresentano corrisponde all’atto pratico un’azione politica del tutto opposta a quanto predicato?

La risposta va cercata nei posti di potere politico e di denaro dei vari consigli provinciali sparsi per tutta Italia dei quali 36 al PD, 13 al PDL, 13 alla lega, 5 all’UDC, 2 all’MPA.

Ed allora cosa importa se le province costano 13 miliardi all’anno e se l’incremento delle spese corre sul 65%?

Ci sono poltrone da difendere, politici bocciati a livello regionale e nazionale da sistemare, collettori di voti elettorali da accontentare e tutte queste esigenze hanno la priorità sulle necessità del Paese

Come al solito, ad ogni analisi comparata con i fatti, balza evidente la constatazione che la casta politica, sia al governo che all’opposizione, pensa soprattutto ai propri privilegi come se si vivesse in un regime feudale dove loro sono i “Signori” ed i cittadini comuni i “servi della gleba”!

Lo si è visto ogni volta che in passato il parlamento ha votato aumenti delle prebende per i suoi componenti quando essi sono stati approvati senza discussioni ed all’unanimità.

Lo si è visto recentemente quando, con la manovra finanziaria, i costi della stessa sono stati addossati ai soliti poveracci mentre non si è quasi per nulla toccato lo sconcio del costo della politica e qual poco che è stato proposto si realizzerà, forse, solo nella prossima legislatura mentre i tagli su pensioni, sanità e gli aumentati sui pedaggi, sull’IVA, il blocco delle assunzioni sono partiti da subito…!

Si imputa, ed a ragione, a Berlusconi di promettere e di non mantenere così come faceva la Locandiera di Goldoni che per tenersi buoni gli avventori lprometteva di concedersi a tutti, ma non andava con nessuno, ma anche la sinistra non scherza e pratica la demagogia come l'incoerenza con grande disinvoltura.

In tutto ciò stupisce la memoria corta e la scarsa capacità di giudizio degli elettori che, a rigor di logica ed in conseguenza dei comportamenti dei partiti, dovrebbero quantomeno astenersi dal voto, non per il 30%, ma bensì per il 90% delegittimando così una classe politica che non merita né la fiducia, né l’appoggio dei cittadini!

In democrazia, un gruppo politico presenta una serie di proposte di governo comprese in un programma e, ottenuta la fiducia degli elettori, mantiene quanto proposto realizzando quel programma così come esposto.

In Italia i gruppi politici promettono mari e monti e poi, ottenuta la fiducia degli elettori e contando sulla loro corta memoria, fanno quel cavolo che pare loro fregandosene delle promesse fatte e badando solamente ai propri interessi.

E’ ora di cambiare sistema! Questa classe politica è marcia e gli arti marci devono essere tagliati!  

Alessandro Mezzano

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