(ASI) - “Lo spread a 320 è un livello che non possiamo considerare di mantenere troppo a lungo”. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, intervistato a “Porta a porta” mercoledì sera, ha analizzato la situazione dell’Italia dopo la bocciatura Ue sulla manovra.

La sua è stata una considerazione formulata in risposta alla domanda: “Lo spread a 320 è una febbre a 40, insostenibile a lungo, o a 37 che si può gestire?”. Ma ha anche specificato: “Non ci sono motivi fondamentali che giustifichino questi livelli. I fondamentali dell’Italia sono solidi”. Il problema “è l’incertezza politica su dove il governo vuole andare a finire”. Secondo Tria c’è stato un approccio superficiale dell’Ue: “La lettera di ieri mi ha lasciato in alcuni punti sorpreso e perplesso per alcune valutazioni superficiali. Forse è stata scritta un po’ di fretta. Vengono criticati negativamente punti che nella manovra non ci sono, forse li hanno letti sui giornali”.

Tria ha anche parlato dell’impatto dell’aumento dello spread sul costo del debito pubblico dicendo che ci vogliono quasi sette anni perché si trasmetta su tutto lo stock. Quindi ha sottolineato che “è chiaro che pone un problema al sistema bancario, alle banche più deboli”. Per affrontare eventuali difficoltà “si può fare in vario modo”, e “il sistema bancario italiano è più solido”, è stata la risposta. “Non è che non voglio rispondere”, nelle sue parole serve attenzione ai messaggi che possono arrivare ai mercati e non creare “aspettative”. “Il problema è come si interviene per dare il segnale ai mercati che siamo persone serie e che non vogliamo scassare nessun conto”. Ha ricordato quindi “quando Renzi ha annunciato” la misura sugli 80 “e non è successo tutto questo”, non c’è stata questa reazione dei mercati. C’è ora, invece, “un problema specifico legato a questo alzare i toni sulla Commissione. Io ho detto che bisogna abbassare i toni, sia in Italia sia da parte di altri. Ho scritto cose critiche ma sempre dicendo che bisogna salvare l’euro. Bisogna ritrovare le ragioni dello stare insieme”. Nel confronto che si è aperto sulla manovra, ha aggiunto, “cercherò di convincere con delle argomentazioni ma anche se non li convinco non si esce all’Ue o dall’eurozona”, anche “perché ci sono delle procedure” sulle divergenze da comporre”. Il ministro ha anche parlato di “toni da campagna elettorale” che, ha detto, “sono tali da gonfiare queste divergenze, da far pensare che questo deficit al 2,4% metta in discussione tutta la finanza pubblica europea”. E a chi in Europa ha premesso di non voler pagare i debiti dell’Italia ricorda “l’Italia ha speso 60 miliardi per aiutare Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, ed ha fatto bene”. ma in questo caso “l’Italia non ha chiesto un euro di aiuto, non lo sta chiedendo e non lo chiederà”.

 

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

 

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