(ASI) "In materia di governance della Rai il Governo del cambiamento, specie nella sua veste grillina, si sta rivelando già dai suoi primi passi il governo della più trita conservazione. Ricordo molto bene gli strali del Movimento Cinque Stelle all’epoca del governo Renzi contro l’ingerenza dell’esecutivo nella più grande industria culturale del Paese.

L’attuale presidente della Camera Roberto Fico proclamò che “in nessun altro Paese europeo l’amministratore delegato della televisione pubblica è nominato dal governo. Una scelta che minerebbe il principio d’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo”. Addirittura, i grillini diedero grande risalto alle parole di Ingrid Deltenre, direttrice dell’Ebu (l'Unione europea di radiodiffusione, che associa diversi operatori pubblici e privati del settore) la quale sentita in Commissione di Vigilanza ammoniva sull’anomalia italiana che vede i vertici della Rai scelti direttamente dall’esecutivo. Nello stesso programma dei Cinque Stelle si legge che “l’amministratore delegato deve essere nominato dallo stesso cda (e non dal governo) e i consiglieri devono essere scelti attraverso una procedura pubblica, aperta e trasparente, basata su merito e indipendenza”.

"Ma adesso che siedono sugli scranni del potere, gli incendiari si sono trasformati molto velocemente in pompieri. Leggo infatti che Di Maio perfino rivendica orgogliosamente il diritto di scegliere un AD a immagine e somiglianza del governo: “il Presidente della commissione di vigilanza vuole audire me e il ministro Tria perché stiamo lottizzando la Rai, perché siamo rei di aver incontrato a Palazzo Chigi i candidati al ruolo di amministratore delegato, cosa che mi sembra un percorso trasparente”. Quello che fatto da altri era un affronto all’indipendenza del servizio pubblico, fatto da loro diventa un “percorso trasparente”. In questo caso, informo il ministro Di Maio che sarò io a chiedere l’audizione in Commissione di Noel Curran che di Ebu è il Direttore Generale, per portare alla sua conoscenza lo stato della libertà della televisione pubblica nel nostro Paese".

È quanto dichiara in una nota Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia e componente della Commissione di Vigilanza della Rai.

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