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Politica Nazionale

Referendum: ha vinto il SI per dire NO.

Di Fabio Polese 13 Giugno 2011 – 18:26 2 min di lettura

(ASI) La notizia che si aspettava era solamente quella relativa all’affluenza del popolo alle urne. Il risultato è arrivato – dopo i numeri positivi proiettati nella giornata di ieri – il dato che ci viene fornito è che più del 57% degli italiani aventi diritto al voto si sono recati alle urne.

Il quorum è stato raggiunto con la nettissima prevalenza dei “SI”. La gente  con la numerosa partecipazione al voto ha anche manifestato il proprio sdegno per il tentativo di privatizzazione dell’acqua e per la scelta del nucleare nel nostro paese.  E' stata la vittoria dell'istituto del referendum, ossia, di uno strumento di democrazia diretta e partecipativa.  Un messaggio politico chiaro e forte. La volontà di voltare pagina ed inaugurare una nuova stagione di riforme  è stata più forte della conclamata grande disaffezione al voto ed  ha ricoinvolto i cittadini nella scelte politiche fondamentali. Una spinta importante che ha fatto prevalere il senso civico  nonostante l'iniquo silenzio e la disinformazione fatta dai maggiori media di massa nazionali sui quattro quesiti del referendum. Un'informazione ipercinetica del nostro tempo mirata a plasmare le menti ai voleri del potere.  Sebbene la “pubblicizzazione” dei contenuti referendari fosse avvenuta solo negli ultimi giorni, questo condizionamento non è riuscito a minare il giudizio del popolo che è tornato a far sentire la propria volontà sulle questioni rilevanti. Nessun partito deve strumentalizzare il risultato. Le dichiarazioni dei politici dell’opposizione che stanno provando  – nella stessa stregua dell’informazione mainstream - di arrogarsi il merito la vittoria del “SI” come se fosse un successo della politica anti-berlusconiana,  non stanno cogliendo il senso ultimo del significato e i grandi cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo. I partiti presenti in parlamento della presunta “destra” e “sinistra” non possono assolutamente  permettersi di privatizzare nulla dei beni essenziali per l'uomo che al contrario appartengono al patrimonio dell'intera umanità. Tantomeno l’acqua. Bisognerà immediatamente smettere d'importare energia nucleare dagli altri paesi – cosa che facciamo più per interesse dei potentati economici che per reale necessità – e pensare a come incrementare le energie naturali e rinnovabili per diventare indipendenti ed, ergo, davvero sovrani. E non basta. Bisognerà essere vigili davanti ai politici che ora dicono di essere per l’acqua del popolo e contro le centrali nucleari. Nessuno scandalo dei politici di governo e d’opposizione si è avuto oggi, quando, mentre si aspettava il quorum del referendum, nelle coste napoletane, è stata inaugurata una portaerei nucleare “made in usa” in onore di George Bush Senior. Una portaerei che è un enorme macchina da guerra di ben trecentotrenta metri di lunghezza che ha a bordo seimila uomini, cinquantasei aerei, quindici elicotteri ed è fornita di due reattori nucleari ad acqua pressurizzata. Dopo le “x” su una scheda elettorale, bisognerebbe indignarsi anche per le centrali nucleari militari che “ospitiamo” nel nostro paese. Potrebbe esserci bisogno di “lotte” popolari. E il popolo unito, come – in parte - è stato dimostrato anche oggi, può davvero cambiare le cose.  Bisogna essere pronti e non cullarsi sull’illusione di una vittoria appena raggiunta.

Nota della Redazione

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