Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Nazionale

Governo: M5S e Lega senza intesa. Mattarella ha 5 giorni per decidere

(ASI) Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovrebbero vedersi al Vinitaly di Verona per decidere le sorti del Governo, tanto per ribadire il concetto che la formazione dell’esecutivo, in queste condizioni, non sarà come bere un bicchier d’acqua. Con le Consultazioni appena concluse, il nodo della maggioranza non è stato sciolto e il presidente Sergio Mattarella dal Quirinale non ha esitato a pronunciare la parola «stallo».

Di Lorenzo Nicolao 14 Aprile 2018 – 19:51 3 min di lettura

Per il secondo giro, il 12 aprile si erano presentati al Colle i leader di tutte le formazioni politiche, mentre il 13 è stato il turno delle cariche istituzionali Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico e Giorgio Napolitano. «Nulla di fatto», così si è pronunciato il Capo dello Stato. Nessuno si è espresso diversamente da quanto era stato fatto nel primo turno delle Consultazioni. Adesso Mattarella si prenderà cinque giorni di tempo per prendere una decisione, fino a mercoledì 18 aprile. La sua speranza è riposta in Salvini e Di Maio, vincitori delle elezioni, quelli su cui ricade la maggiore responsabilità di formare un esecutivo.

Da una parte il M5s non vuole in alcun modo il coinvolgimento del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Prova ne sono le parole di Alessandro Di Battista, che è arrivato a definirlo «finanziatore delle morti dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». Dall’altra parte Salvini non ha alcuna intenzione di separarsi dal resto della coalizione per allearsi con i pentastellati. Berlusconi lo ha già minacciato di tradimento, mentre il leader della Lega ribadisce che si deve andare a governare tutti insieme. Unica alternativa: le urne. L’opzione del voto è però esclusa dal Quirinale, sul quale premono delle scadenze istituzionali importanti. L’Italia in quel momento dovrà non solo aver un governo, ma averlo anche solido.

Senza considerare l’imminente inizio di un conflitto in Siria, sul quale il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni non può decidere a fine mandato, l’Italia è attesa per una lunga serie di appuntamenti: 22 aprile, elezioni regionali in Molise, 29 aprile, elezioni regionali in Friuli-Venezia-Giulia, 30 aprile l’invio del documento di Economia e Finanza (Def) a Bruxelles, una volta che sia stato varato dal Governo e approvato dal Parlamento della nuova legislatura. Non solo, ci saranno a giugno il G7 di Charlevoix, in Canada, e le elezioni amministrative in 762 Comuni, prima del Consiglio europeo. L’Italia ha bisogno di una maggioranza per affrontare tutto questo.

Mentre il tempo stringe, i partiti non vogliono spostarsi dalle proprie posizioni, temendo una ricaduta del consenso ottenuto alle elezioni del 4 marzo. Berlusconi non ha intenzione di farsi da parte, il Partito Democratico sembra l’unico attore in grado di spostare gli equilibri. Sostenere il centrodestra o il M5s è però un dubbio al quale è difficile rispondere. Maurizio Martina temporeggia, tanto da far slittare l’assemblea Pd prevista per il 21 aprile a data da destinarsi. Ai dem serve ancora qualche giorno per pensare. Al Nazareno si dice solo che l’iniziativa spetta ai vincitori delle elezioni, nella speranza che, alla fine, il Quirinale li favorisca nella scelta di qualche incarico di governo.
Fra le prospettive in ballo, un mandato esplorativo ai presidenti delle Camere oppure l’incarico a uno fra Di Maio e Salvini, mentre entrambi pretendono di avere più diritto del rivale. Il Rosatellum, a fronte del primo partito e della prima coalizione, non specifica quale dei due prevalga. Un’ambiguità che prima ha messo tutti d’accordo, ma che ora rigetta il Paese negli imbarazzi della ingovernabilità.        

Lorenzo Nicolao – Agenzia Stampa Italia

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