(ASI) Roma - «Non bastava il clamoroso ritardo che il Governo ha fatto registrare nell’emanazione dello schema di DPCM sulla disciplina del Dibattito Pubblico, rispetto ai termini previsti dal Codice degli Appalti: ora, a causa dell’inerzia dell’Esecutivo e del Ministro Calenda - che si sono ridotti alla fine della legislatura - rischiano di saltare perfino i pareri, previsti per legge, delle competenti commissioni parlamentari di Camera e Senato.
  Consessi chiamati ad esprimersi entro lunedì 29 gennaio su una bozza di testo da cui, ricordo, è misteriosamente scomparso il ricorso obbligatorio al dibattito pubblico per le opere energetiche»: lo denuncia la deputata del MoVimento 5 Stelle Arianna Spessotto.

«Mi riferisco, in particolare, all’attuale versione dello schema di decreto in cui, tra le grandi opere e infrastrutture da sottoporre a dibattito pubblico, non sono più ricompresi gli oleodotti, i gasdotti o le condutture per prodotti chimici, così come le raffinerie di petrolio greggio, le centrali per la produzione di energia idroelettrica, i depositi di stoccaggio dei prodotti chimici e gli impianti destinati al trattamento di combustibili nucleari. Tutto ciò è inaccettabile se si pensa alle ricadute di grandi opere energetiche che impattano profondamente sui territori - come il TAP, che stando alla nuova bozza escluderebbe la cittadinanza da un suo coinvolgimento diretto - e svuota completamente di senso lo stesso strumento del dibattito, lasciando fuori un comparto fondamentale - e altamente contestato - come quello dell’energia dal confronto pubblico».

«Mi auguro che il Governo, tenuto conto delle osservazioni critiche già emerse in fase di dibattito nelle Commissioni, non sia così miope da emanare il decreto senza averlo prima sottoposto al parere parlamentare, esaminando tutte le criticità di un testo in cui non deve venir meno l’obiettivo di garantire il pieno ed effettivo confronto su tutte le opere pubbliche aventi ricadute sui singoli territori, al fine di individuare solo quelle opere che siano realmente utili e condivise dalla cittadinanza», conclude la Spessotto.

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