(ASI) Roma – Le elezioni politiche si avvicinano sempre di più. Partiti e movimenti, tanto a destra quanto a sinistra, si confrontano e scontrano su chi deve o no guidare quella data coalizione.
A destra, nella destra del centrodestra, si riaccendono le mai sopite divisioni che nel tempo hanno reso quell’area politica frastagliata in mille personalismi e partiti.

Da quando Alleanza Nazionale si sciolse per confluire nel Popolo della Libertà, la destra italiana – quella proveniente, in gran parte, dal Movimento Sociale Italiano prima e da AN poi – si è dispersa in una serie di formazioni dalle esigue percentuali elettorali. Dopo la dipartita di AN, Francesco Storace tentò di mantenere viva quell’esperienza creando La Destra nel novembre del 2007. I risultati elettorali del movimento dell’ex-Presidente della Regione Lazio furono però una débâcle continua, ben lontani dal 20% a cui arrivava il fu partito di Gianfranco Fini. Nel 2013, da una scissione dell’ala ex-AN nel PdL, è sorto Fratelli d’Italia con leader Giorgia Meloni, che con il tempo è passato dall’iniziale collocamento di “centrodestra nazionale” a richiamarsi direttamente alla storia aennina: persino nel logo del movimento con l’inglobamento del simbolo di AN e nel nome, divenuto, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Ma anche l’esperienza di FdI – AN si è fermata, fino ad ora, a meno del 4%.

Con l’assenza di una forte destra politica che – nel periodo dell’avvento del “sovranismo” in tutta Europa contro le politiche dell’Unione Europea, con la crisi della società multiculturale e gli enormi flussi migratori – potesse farsi promotrice di istanze identitarie e sociali, ne ha giovato la Lega Nord. Infatti il nuovo corso leghista voluto da Matteo Salvini, sta portato la “vecchia” Lega di Umberto Bossi a rappresentare – numericamente parlando – maggiormente rispetto ad altri le istanze sovraniste che animano l’avanzata di tutti i partiti di destra o nazionalisti sparsi nell’Europa. Di fatto la Lega Nord di Salvini è oggi l’interlocutore italiano del francese Front National (Fronte Nazionale) di Marine Le Pen. Inoltre, Salvini da tempo ha dato segno, con lo “sconfinamento” nel sud Italia del verbo leghista, di dare un respiro “nazionale” alla Lega Nord: recidendo così del tutto con la storia del “Carroccio” del “Senatùr”, nato con il sogno indipendentista e secessionista della “Padania libera” dallo Stato italiano. In merito a ciò per le imminenti elezioni politiche del 2018, sembra che lo stesso “Nord” sia pronto per scomparire lasciando il posto solo a “Lega” o “Lega dei Popoli”.

In tutto questo la destra interna al centrodestra, con l’avvicinarsi delle elezioni, sembra ridividersi ulteriormente. Mercoledì 29 marzo a Roma, nella sala conferenze di Montecitorio, il Movimento Nazionale per la Sovranità – nato dalla fusione de La Destra e Azione Nazionale – di Gianni Alemanno e Storace assieme al Fronte Identitario di Antonio Buonfiglio e con la presenza del vicesegretario della Lega Nord Giancarlo Giorgetti, hanno annunciato la costituzione dei “Comitati per Salvini Premier”. «Il nostro obiettivo strategico è la costruzione di un polo sovranista che serva nel centrodestra unito. Noi vogliamo un centrodestra unito che è garanzia di vittoria ma per questo vanno fatte scelte chiare. Nel centrodestra c’è un bipolarismo tra il polo sovranista guidato da Salvini ed il polo liberale di Berlusconi, noi ci schieriamo con il polo sovranista e lanciamo i Comitati per Salvini Premier. Crediamo che un Salvini sopra il 20% sia la garanzia contro governi tecnici e inciuci. Crediamo che la vittoria delle forze che fanno riferimento a lui sia anche la garanzia di un ancoraggio a destra». Queste le parole di Gianni Alemanno, che proseguendo garantisce che questa iniziativa non è una semplice manovra elettorale, ma il proseguimento di un percorso iniziato con il congresso del MNS a febbraio. Per l’ex-Sindaco di Roma «C'è una scelta in campo da fare, c’è la possibilità di costruire anche in Italia un polo sovranista. La volontà è quella di tenere unito il centrodestra in una logica di sovranità nazionale». Annunciando, in conclusione, la manifestazione per il 7 dicembre a Napoli con le parole d’ordine “Identità e lavoro, il riscatto del Sud, l'unità dell'Italia” che rappresenta un ulteriore avvicinamento del MNS alla Lega di Salvini.

A Trieste, il 2 e 3 dicembre, si è tenuto invece il congresso nazionale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, dal titolo “Appello ai Patrioti”. Nella due giorni Giorgia Meloni è stata riconfermata presidente di FdI e dal palco ha annunciato il nuovo percorso del partito. Via la dicitura “Alleanza Nazionale” dal simbolo, lasciando il posto solamente a “Fratelli d’Italia” con sotto la fiamma tricolore senza però la dicitura “MSI”. Questo è il nuovo simbolo del partito della Meloni, la quale spiega che «Non siamo più solo il partito della destra italiana, che chiaramente difendiamo, siamo un movimento che vuole guardare a tutti i patrioti italiani, a tutti quelli che indipendentemente dalla storia dalla quale provengono pensano che l'amore per l'Italia venga prima di tutto il resto». «E’ un simbolo che va avanti – prosegue la Meloni – non fa più riferimento al partito che è venuto prima di noi ma mantiene la fiamma. La nostra storia resta ma si va avanti. E ci candidiamo a essere una credibile alternativa di governo». E proprio in tema di candidature, Giorgia Meloni spiega che «alla coalizione diciamo che siamo disponibili a lavorare su una proposta vincente che secondo noi si fonda sulla concretezza delle proposte: “prima gli italiani” deve essere il nostro programma e coerenza delle scelte. Vogliamo la clausola contro ogni inciucio con le due sinistre e sull'onestà. E, soprattutto, vogliamo liste pulite e un comitato che lavori su questo». La leader di FdI manda anche un chiaro messaggio agli alleati Silvio Berlusconi e Salvini: «le coalizioni non si fanno per forza». La Meloni avverte che cercherà in qualsiasi modo di arrivare ad un’alleanza unitaria del centrodestra, ma vi devono essere le condizioni per farlo, altrimenti – asserisce la Meloni – «ci sono altre strade»: come una possibile candidatura autonoma. Una presa di posizione volta a far comprendere che – chiarisce Giorgia Meloni – «non siamo figli di un dio minore della coalizione».

Della scelta di simbolo e della posizione di FdI in riguardo alla coalizione di centro destra, gli esponenti del Movimento Nazionale per la Sovranità non hanno risparmiato critiche. Gianni Alemanno, in merito al nuovo simbolo del partito della Meloni, dalla sua pagina Facebook scrive: “Non è certamente frutto di un’operazione creativa... piuttosto una copia grafica, con l’amputazione delle due sigle che hanno caratterizzato la nostra storia: il MSI e Alleanza Nazionale. Un’operazione mimetica... non si ha nè il coraggio dell’innovazione, nè quello della tradizione. In attesa di quando sarà aggiunto il nome della Meloni sul simbolo”. E sulle dichiarazioni della Meloni riguardanti il centrodestra, Alemanno scrive: “Quale è la collocazione politica di Fratelli d'Italia? Fa parte del Polo Sovranista o è a metà strada tra la Lega e Forza Italia? L’utilizzo del termine “patriottismo” è una chiara scelta di campo, oppure un modo per nascondere sotto il Tricolore tutto e il contrario di tutto? Ci auguriamo che anche FdI esca dagli equivoci, sostenga Salvini come candidato premier del centrodestra e faccia scelte chiare per non dividerci”. Anche Francesco Storace, dalle colonne de Il Giornale d’Italia, esprime il suo parere in merito a FdI: Dunque ripudiano AN e nascondono il MSI, con cui in molti e molte fra loro sono diventati importanti. Legittimo, comunque. Quel che non si comprende più è la presenza politica – di tutti quelli che si ostinano a starci, da una parte e dall'altra – nella Fondazione AN. Restituite quel patrimonio, chiudete il negozio. Altrimenti non è vero che con Montecarlo è finito tutto...”.

Dunque, nella destra del centrodestra proseguono senza sosta le divisioni. Un modus operandi che manifesta tutti i grandi errori di Alleanza Nazionale. Primo tra tutti: l’aver lasciato un popolo senza una casa politica di riferimento. AN era riuscita ad avere la più grande percentuale elettorale che la destra italiana avesse mai potuto sognare dal 1947 ad oggi. Ma con quei voti, con quel enorme consenso, con le manifestazioni oceaniche, con le innumerevoli sedi sparse in tutta Italia, è riuscita a fare qualcosa di quello che si era prefissa nei suoi punti ideali? Nessuno. Che fine ha fatto il presidenzialismo e tutte le altre battaglie politiche? Disperse nel tempo come la stessa AN. Nella realtà dei fatti, la storica “Svolta di Fiuggi” del 1995, che sancì la nascita di Alleanza Nazionale, che avrebbe dovuto rappresentare il passaggio della destra italiana dal “nostalgismo” del Movimento Sociale Italino ad essere la “destra di governo”, è stata invece la fine delle idee per la corsa al sempre maggiore elettorato. L’MSI, criticabile quanto si vuole, per quasi mezzo secolo ha rappresentato una strenua battaglia ideale nel sogno di una “Repubblica presidenziale italiana a base corporativa”, contro il “Sistema Partitocratico” della Prima Repubblica. Nei vent’anni di AN, ministri, sottosegretari, consiglieri regionali, presidenti regionali, sindaci, hanno rappresentato solo una grande macchina vocata alle elezioni senza alcuna progettualità. Personalismi e percentuali elettorali: questa è stata la storia della defunta Alleanza Nazionale. Una storia che ad oggi ha solo prodotto un popolo senza rappresentanza e politici – provenienti dalla stessa storia – litigiosi, divisi e portatori di esigue percentuali elettorali.

Lanciando una provocazione, forse per far nascere in Italia una grande rappresentanza patriottica e sociale, sarà necessario che “muoia” questa destra con tutti i suoi litigi e tutti i suoi settarismi.

 

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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