(ASI) I giovani e il lavoro sono al centro del 50° Incontro nazionale di studi delle Acli che ha preso il via oggi a Napoli  che si sono aperte con un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
"Gli incontri nazionali di studi delle Acli – ha affermato nel suo massaggio di saluto il presidente della Repubblica  - hanno fornito, nel tempo, contributi di rilievo per lo sviluppo civile e democratico, con acuta partecipazione agli eventi e ad i problemi del Paese. Sul lavoro si fonda la Repubblica italiana. E sull'esercizio pieno di questo diritto – il diritto a un lavoro con dignità – continua a poggiare la nostra democrazia e la vita civile. Le innovazioni vanno sostenute e guidate, in modo da mantenere la comunità all'altezza della sfida globale, irrobustendo al tempo stesso le reti di cittadinanza e solidarietà, per favorire mobilità e nuovi accessi, per ampliare le opportunità, anzitutto in favore delle giovani generazioni. Una società più solidale e coesa esprime anche un'economia più salda".
Il presidente Mattarella ha anche ricordato Giovanni Bianchi, alla cui memoria sarà dedicata una sessione del lavori, "indimenticato presidente delle Acli, che ci ha lasciato da poche settimane, un testimone prezioso per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerne l'amicizia, la passione, l'intelligenza, la rettitudine".
Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, è intervenuto in questa prima giornata di lavoro spiegando che "ci sono due importanti motivi dietro la scelta di dedicare questo incontro al lavoro giovanile: innanzitutto i giovani sono i più coinvolti dai cambiamenti del mercato del lavoro". Tra di loro, però, "c'è una sacca consistente di giovani scoraggiati che non studiano e non lavorano. Ci dobbiamo chiedere quali sono le loro prospettive. È quanto mai paradossale che ci si occupi di garantire un minimo pensionistico di 650 euro ai giovani con un minimo di contributi, quando il primo desiderio delle nuove generazioni è trovare un lavoro oggi per vivere la propria vita, coltivare i propri sogni, ai nostri ragazzi non interessa molto sapere che un giorno, lontano, potranno godere di un minimo vitale. Oggi serve un buon sistema educativo e delle serie politiche attive del lavoro".

Se è vero che la sfida posta da Industria 4.0 si gioca sul terreno delle competenze, della loro centralità rispetto alle mutevoli esigenze del tessuto produttivo, la risposta non può che partire dal rafforzamento e ampliamento dell'offerta formativa nel suo complesso. Per questo, oggi le Acli hanno presentato un piano strategico articolato in sei punti: investire nella formazione professionale, consolidare e diffondere l'infrastruttura formativa, innovare le qualifiche e i diplomi, sviluppare il sistema terziario professionalizzante (Its) e, infine, investire in un sistema accogliente di formazione professionale. Questo piano va comunque ad affiancarsi a un impegno già avviato che ha visto nel solo 2016 le Acli e l'Enaip (Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale) impegnate in 18 regioni italiane con oltre 128 sedi accreditate con 1987 dipendenti e quasi 20 milioni di ore di lezione rogate nel solo 2016. Tutto questo per la formazione professionale di oltre 23 mila ragazzi italiani tra i 18 e i 29 anni.
"Anche in vista della prossima legge di bilancio – ha aggiunto Paola Vacchina, responsabile nazionale centro studi e ricerche Acli, a margine dell'incontro – chiediamo al Governo il rafforzamento e la diffusione della formazione iniziale e il consolidamento del sistema duale (imparare lavorando, attraverso contratti di apprendistato formativo). Chiediamo inoltre di innovare e ampliare il repertorio delle qualifiche e dei diplomi professionali, estendendo la formazione terziaria non accademica (Its) e dando a tutti giovani che lo desiderano la possibilità di accedervi.         
Secondo le Acli proprio la formazione professionale potrebbe ridurre la distanza tra il mondo i giovani: in Italia infatti molte aziende non riescono a trovare personale perché mancano le competenze. Inoltre secondo lo studio "Il riscatto del presente" dell'Iref, l'ente di ricerca delle Acli, l'insoddisfazione dei giovani in campo lavorativo dipende proprio dal fatto che gli studi fatti sono inutili nel loro nel loro impiego. Secondo la ricerca il 43,8% di 2500 giovani intervistati considera poco o nulla utile il proprio percorso formativo in relazione al lavoro svolto, è il 37,2% del totale se tornasse indietro farebbe scelte diverse.

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