Bisogna contrastare e non favorire gli interessi economici legati agli appalti post-incendio.

(ASI) "Anche alcuni Comuni contro questa scelta sbagliata. La natura deve fare il suo corso più che mai in un Parco. D’Alfonso dimostri di avere a cuore l’interesse di tutti gli abruzzesi e ci ripensi.

A pochi giorni dalla data fissata dal presidente Luciano D’Alfonso (il 13 settembre) per una riunione in Regione finalizzata a valutare la possibilità di chiedere una deroga al divieto, previsto dalla legge, di rimboschimento immediato delle aree devastate dal fuoco, il WWF ribadisce la propria posizione: il rimboschimento semmai sciaguratamente deciso rappresenterebbe un gravissimo errore, da ogni punto di vista.

Il primo errore è stato già quello di parlarne – lo hanno fatto l’assessore Andrea Gerosolimo e qualche giorno dopo il presidente D’Alfonso – a roghi in corso perché annunciare una simile intenzione avrebbe potuto (e non si può escludere che ciò sia realmente accaduto) indurre i piromani a intensificare la propria azione. Il secondo quello di escludere il Parco Nazionale della Majella dal tavolo del 13.

Un errore ancora più grande sarebbe quello di dare seguito a quegli incauti annunci, sia dal punto di vista naturalistico che da quello economico. Ci sarebbe infatti un enorme spreco di risorse a danno e non in favore della montagna. Come il WWF ha già avuto modo di scrivere in un comunicato del 28 agosto scorso: un bosco artificiale si riconosce immediatamente per avere alberi tutti uguali, della stessa altezza e più o meno alla stessa distanza l’uno dall’altro. Un ambiente poco attrattivo, monotono e penalizzante dal punto di vista dello sviluppo della biodiversità, del tutto improprio in un’area naturalistica di pregio. La ripresa naturale della vegetazione, anche se richiede tempi più lunghi, ha tutt’altro aspetto, “naturale” appunto, e garantisce, attraverso una accentuata biodiversità vegetale, la presenza di numerose e diversificate specie animali. Che oggi si parli di rimboschimento significa soltanto che non siamo stati capaci di imparare dagli errori del passato e che peraltro vogliamo rischiare di far rinascere la spirale perversa fiamme/ripiantumazione che la legge vuole combattere. Quelli che possono servire sono unicamente interventi puntuali di messa in sicurezza, ovviamente con ingegneria naturalistica, a fronte di eventuali criticità in relazione al dissesto idrogeologico. Per il resto occorre lasciare che la natura faccia il suo corso e niente altro. Più che mai in un Parco Nazionale.

Analoga la presa di posizione assunta dal consiglio comunale di Sulmona: l’assise civica della città di Ovidio ha votato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si boccia chiaramente l’ipotesi del rimboschimento e si sostiene invece che bisogna favorire “un naturale e fisiologico ripristino della vita del Morrone, anche e non solo al fine di evitare speculazioni di qualsiasi natura”. Una giusta presa di posizione che si aggiunge a quelle espresse da altre amministrazioni locali (Pratola Peligna, ad esempio) che hanno a cuore i reali interessi del territorio e che sanno dare peso alle valutazioni di carattere scientifico emerse in queste settimane e rilanciate pubblicamente nella manifestazione che il WWF, insieme ad altre organizzazioni e a tanti cittadini, ha tenuto il 2 scorso a Pescara. «La Società Botanica Italiana e qualificati dipartimenti universitari, compreso quello dell’Aquila – chiarisce il delegato Abruzzo del WWF Luciano Di Tizio –, studiano da anni queste problematiche e saprebbero ben consigliare sulla strada giusta da seguire. I rimboschimenti, tanto di moda in passato, in particolare nella prima metà del secolo scorso, hanno provocato danni alla biodiversità oltre a favorire indirettamente i malintenzionati (e le fiamme) per via proprio del giro di denaro che tali scelte hanno comportato. Lo abbiamo detto più volte e lo ribadiamo con forza: bisogna contrastare e non favorire gli interessi economici legati agli appalti post-incendio per le operazioni di rimboschimento. D’Alfonso dimostri di avere a cuore ciò che conta per la stragrande maggioranza degli abruzzesi e non gli interessi economici di pochi, dannosi peraltro per l’ambiente, cancellando dalla propria agenda questa idea sbagliata». Lo dihiara con una nota il WWF Italia Onlus, Abruzzo.

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