(ASI) Sicilia -. "L’agricoltura siciliana, una volta traino dell’economia nazionale, versa in una crisi che pare irreversibile. Complici scelte volutamente errate, in linea con i dettati dell’economia globalizzante, che mira a creare un unico enorme calderone produttivo mondiale, nel quale il basso costo di produzione sia il corrispettivo dell’alto guadagno, hanno progressivamente mortificato le capacità produttive dell’isola.


Ciò ha reso il comparto agricolo sempre più un peso e non, invece, elemento su cui puntare per realizzare un’economia forte, basata sulla possibilità di offrire al Mercato prodotti di eccellenza qualitativa, come solo la Sicilia è in grado di produrre.
Scelte volutamente sbagliate, dicevo, e non certo determinate da errate valutazioni tecniche o da incapacità programmatica.
L’adesione ai trattati europei e trans europei sulla commercializzazione dei prodotti agricoli si è rilevata una palla al piede per l’intero comparto.
La possibilità di Nazioni terze di coltivare senza i controlli che, invece, sono richiesti in Italia, fa abbassare i prezzi di produzione, con l’immissione sul mercato di prodotti di dubbia qualità e a più basso prezzo.
Tutto ciò determina uno squilibrio con i nostri prodotti, che per mantenere l’eccellenza che li contraddistingue devono, necessariamente, seguire un protocollo produttivo dispendioso in termini economici, squilibrio che li porta a non essere concorrenziali sul prezzo finale, quello al dettaglio.
Siccome viviamo un ciclo di profonda crisi, in cui le persone cercano necessariamente di risparmiare, anche a costo della qualità, ecco che le nostre produzioni risultano fuori mercato e genericamente invendibili.
L’ingresso nei circuiti di vendita di merce proveniente da Nazioni extra europee, che inondano i nostri mercati con prodotti di bassissima qualità, pensiamo all’olio, al grano, la Regione Sicilia arriva a erogare circa 360-370 euro a ettaro a condizione che il terreno sia tenuto a pascolo, sicché da evitare la semina e favorire, quindi, l’arrivo di grano dal Canada, ai pistacchi, alla frutta di vario tipo, e poi i pomodori, il riso, le arance financo gli ortaggi, ha creato uno squilibrio, assolutamente insanabile, tra i produttori siciliani e quelli extra isolani.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
I nostri prodotti non trovano acquirenti e quando ciò avviene è sempre a prezzi che nemmeno coprono i costi di produzione.
Spesso restano sulle piante o sono portate al macero, creando un danno inestimabile al settore agricolo che non è certo con le sovvenzioni, quando queste ci fossero, che può sperare di sopravvivere.
Il ritorno a una sana politica agricola, svincolata dai legacci che l’Unione europea impone, il rigetto di trattati internazionali (CETA) mortificanti per la nostra produzione, sia per quanto riguarda la qualità che per ciò che concerne i costi di commercializzazione, sono solo i primi passi da compiere se si vuole salvare una componente essenziale dell’economia nazionale.
Avviare dei corsi a livello regionale, provinciali e comunali, tenuti da agronomi che spieghino ai cittadini proprietari di terreni come partecipare ai bandi di Agea o accedere ai finanziamenti pubblici.
Dare soluzione alla questione dei Consorzi di Bonifica, i quali mandano sempre e comunque bollette da pagare, ma il servizio sul territorio è praticamente inesistente con l’erogazione dell’acqua razionata in maniera eccessiva lasciando gli agricoltori spesso senza acqua già dal mese di agosto, quando, invece, la necessità si protrae fino a ottobre soprattutto per gli agrumi.
C’è da dire, inoltre, che se è giusto, sotto il profilo della salute, che i prodotti agricoli siciliani siano sottoposti a controlli seri in merito all’utilizzo di sostanze chimiche, è anche vero che, poi, si lascia entrare dall’estero ogni sorta di porcheria senza che su questi si operi alcun controllo e nessuna limitazione sia posta.
Ciò, aggiunto alla mancanza di dazi doganali che servano a ristabilire un certo equilibrio tra i nostri prezzi e quelli praticati dagli importatori esteri, risulta esiziale per l’economia del settore.
E’ importante, altresì, avviare un processo di “comunicazione culturale” per favorire sempre la scelta di prodotti di eccellenza siciliani ai tanti pessimi prodotti esteri.
Crediamo non ci sia più tempo da perdere, o l’agricoltura si salva adesso operando scelte radicali, anche in contrasto con il politicamente corretto, oppure, crediamo, a breve sarà troppo tardi". Lo dichiara Mario Settineri della Segreteria Nazionale del Movimento Sociale- Fiamma Tricolore.

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