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(ASI) “In campagna elettorale, Berlusconi dovrà accontentarsi del 90% dell’informazione televisiva. A chiudere anche stavolta i talk show scomodi, come nelle regionali dell’anno scorso, non ce l’ha fatta. Ma non si è arreso.

Anzi, la sconfitta lo ha incarognito ancora di più e dunque è meglio non illudersi. La partita per fermare i programmi non allineati con la voce del regime non è finita”. Lo scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. “In Rai – spiega - ci sono parecchi contratti importanti che devono ancora essere rinnovati. Passano i giorni e dai piani alti di viale Mazzini non arriva nessuna garanzia su quel rinnovo. Forse ci sarà, forse no. Vedremo”. “Non ci sarebbe niente di strano in questo, se non fosse che i conduttori senza contratto sono quelli che portano all’azienda più telespettatori, e dunque più pubblicità e più soldi. Qualsiasi azienda farebbe carte false per tenerseli ben stretti. Ma alla Rai, e purtroppo ormai in tutto il Paese, è in vigore un’altra logica, che non guarda al merito o alla capacità e neppure al profitto ma solo ed esclusivamente all’obbedienza”, sottolinea ancora Di Pietro, che aggiunge: “E’ in nome di questa logica che i palinsesti sono stati riempiti di programmi che nessuno vede, che costano molto e rendono pochissimo, ma che piacciono moltissimo agli obbedienti servitori che guidano la Rai perché fanno contento il presidente del Consiglio“. “Ma lo ripeto, non bisogna illudersi. Non si accontenterà di averci inflitto i Ferrara, i Paragone e tra poco anche gli Sgarbi. Vuole che ci siano solo loro, al posto di Milena Gabanelli, Fabio Fazio, Giovanni Floris, Marco Travaglio”. “Trovate un altro Paese e un’altra azienda pubblica che dopo un successo come quello di ‘Vieni via con me’, invece di premiare il dirigente che se l’è inventato e di mettere subito in cantiere il seguito, punisce quel dirigente e cerca di impedire che quel successo si ripeta”. “Cose così accadono solo qui, ma quando dico qui non penso purtroppo solo alla Rai. Magari. Invece è così in ogni campo: quel che va a vantaggio del Paese viene penalizzato ovunque e conta solo quel che va a vantaggio di una persona sola”. “Perciò quelli che si chiedono da cosa dipende il declino dell’Italia, facendo finta di non saperlo, sono degli ipocriti. Lo sanno perfettamente da cosa e da chi dipende. Lo sappiamo tutti”, conclude Di Pietro.

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