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Napolitano: Abbiamo bisogno di Nazioni Unite forti e autorevoli

(ASI) "Dobbiamo rafforzare la legittimità internazionale e lo Stato di diritto. Dobbiamo rinnovare il nostro impegno per un sistema multilaterale di relazioni internazionali. Abbiamo bisogno delle Nazioni Unite".

 Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso a New York all'Assemblea Generale dell'Onu, ricordando che "noi, Italiani, Europei percepiamo noi stessi come parte del Mediterraneo. Mari ed oceani uniscono i popoli e i loro destini. Il nostro futuro risiede in un partenariato condiviso con i nostri amici in Nord Africa, nel Medio Oriente, nel Golfo. Nelle ultime settimane e mesi - ha quindi rilevato il Capo dello Stato - un'ondata di disordini e malcontento ha sconvolto molti paesi nella regione. La popolazione è scesa in strada. Non nascondo la nostra preoccupazione rispetto a questa piega degli eventi. Nessuno gradisce l'instabilità alla propria porta di casa. In alcuni casi tuttavia la stabilità era più fragile e precaria di quanto non apparisse e noi stessi avremmo dovuto essere maggiormente consapevoli delle possibili conseguenze di forme autoritarie di governo e della corruzione diffusa nei circoli ristretti al potere. Di converso - ha aggiunto il Presidente Napolitano - il percorso che molti governi hanno ora coraggiosamente intrapreso nella direzione del negoziato politico, del dialogo con la società civile e della partecipazione democratica, comporterà un rafforzamento delle istituzioni statali e della legge. La democrazia avanzerà, dall'interno e senza essere imposta da fuori. Saranno così poste fondamenta solide e credibili per la crescita economica e un benessere più diffuso. Il futuro dei nostri partners e amici del Mediterraneo è nelle loro mani. Essi devono tuttavia sapere che non rimarranno soli, né isolati, né dimenticati. L'Italia e l'Europa sono pronte ad unire le forze con loro e a sostenere i loro sforzi di rinnovamento politico, sociale ed economico".

In particolare, sulla crisi libica il Presidente Napolitano ha rilevato che: "il governo libico ha rigettato numerosi appelli internazionali, inclusa una richiesta unanime proveniente da questa Assemblea, e ha risposto al dissenso con la repressione, alla protesta civile con la forza militare, su una scala senza precedenti. Il mondo non poteva assistere senza reagire alle molte vittime e alle distruzioni massicce inflitte dal leader libico alla sua stessa popolazione".

Richiamando il suo recente discorso a Ginevra, il Capo dello Stato ha ribadito che "la protezione giuridica internazionale dei Diritti Umani è al centro del sistema delle Nazioni Unite, come testimonia la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Essa è sempre più importante per tutti gli Stati membri, senza eccezione. I Diritti Umani sono divenuti progressivamente una pietra angolare delle relazioni internazionali. Di conseguenza violazioni massicce dei Diritti Umani rendono un regime illegittimo e lo pongono al di fuori della comunità degli Stati".

Il Presidente Napolitano nel corso del suo intervento ha fatto anche riferimento al 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. "Siamo un'antica Nazione ma uno Stato giovane, divenuto Repubblica proprio mentre le Nazioni Unite nascevano". "L'Italia - ha proseguito- ha adottato il multilateralismo con entusiasmo: i due punti fermi della posizione dell'Italia nelle relazioni internazionali sono stati e sono la creazione ed il rafforzamento della Comunità Europea e l'adesione all'Alleanza Atlantica. Le Nazioni Unite incarnano la medesima scelta multilateralista su scala globale: il rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona umana e l'eguale status di tutte le Nazioni, grandi e piccole, ne fanno una Organizzazione veramente universale".

Quanto al ruolo delle Nazioni Unite oggi, il Presidente Napolitano ha affermato: "All'alba del nuovo millennio le Nazioni Unite devono confrontarsi con sfide vecchie e nuove. Mentre rimangono di fondamentale importanza il perseguimento della pace e della sicurezza, la difesa dei diritti umani e la promozione di uno sviluppo sostenibile, il mondo sta diventando sempre più complesso e ricco di contraddizioni. Per milioni di persone - ha rilevato il Capo dello Stato - la globalizzazione ha rappresentato un potente motore di crescita e di benessere. Penso ai contadini in regioni remote, i quali possono godere di più accettabili condizioni di vita grazie a migliori tecniche di produzione o a nuove modalità di commercio affidate ai telefoni cellulari o ad Internet. D'altro canto, naturalmente, anche i problemi si sono globalizzati, al punto che gli Stati sovrani non sono più in grado di affrontarli su base nazionale. La globalizzazione dei problemi richiede la globalizzazione delle soluzioni".

Per il Presidente Napolitano "la stabilità mondiale è minacciata anche da disastri naturali, profondi cambiamenti, sconvolgimenti politici. A partire dal 2004 una sequenza senza precedenti di tsunami, terremoti, inondazioni, siccità, incendi hanno provocato gravi sofferenze e lutti, costando la vita a centinaia di migliaia di persone". Il Presidente della Repubblica ha quindi colto l'opportunità per rinnovare la sua "solidarietà al popolo giapponese per le sofferenze ad esso inflitte dal devastante tsunami e la mia ammirazione per la sua forza d'animo. E' tempo che la comunità internazionale ricambi la generosità che il Giappone non ha mai mancato di dimostrare in simili avversità".

Quanto alla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Capo dello Stato ha sottolineato che "la legittimità dell'organizzazione è incardinata nell'universale principio di uguaglianza tra i suoi Stati membri. Questa Assemblea ne è la massima espressione. Al fine di rafforzare il mantenimento della Pace e della sicurezza a livello internazionale - ha rilevato il Presidente - qualsiasi ipotesi di riforma del Consiglio di Sicurezza dovrebbe permettere a quest'ultimo di divenire più rappresentativo, efficiente e responsabile nei confronti degli Stati membri".

Il Presidente Napolitano ha anche in questa occasione insistito sul ruolo dell'Unione Europea: "Abbiamo oggi bisogno di più Europa. Con il Trattato di Lisbona, l'Unione Europea ha compiuto passi in avanti sul cammino del rafforzamento delle Istituzioni e delle responsabilità del Parlamento. Le circostanze attuali impongono più integrazioni ed una maggiore condivisione di sovranità specialmente nel settore della politica economica e monetaria. Per noi europei questa è un'assoluta necessità: non è possibile alcuna marcia indietro dalla moneta unica che 17 Stati membri liberamente hanno scelto di condividere. La solidità dell'Euro è vitale per l'economia mondiale".

Per quanto riguarda il contributo del nostro paese all'Onu, "l'Italia - ha detto il Capo dello Stato - non ha mai vacillato nel suo sostegno alle Nazioni Unite, foro di massima legittimità per la promozione dei valori fondamentali dell'umanità. Nazioni Unite forti e autorevoli sono nel precipuo interesse della Comunità internazionale".

Il Presidente della Repubblica ha concluso il suo intervento ribadendo la posizione dell'Italia nei confronti dei diritti umani e soprattutto della pena di morte. "La nostra contrarietà alla pena di morte - ha affermato - scaturisce da una solida ed antica convinzione sull'inviolabilità del diritto alla vita. L'Italia è fiduciosa nel sostegno della società civile e nella crescente condivisione degli Stati membri circa l'abolizione della pena capitale. Vogliamo portare all'attenzione del mondo la drammatica condizione dei bambini nei conflitti armati. Sosteniamo un progetto di addestramento per i caschi blu che dovranno far fronte a tale situazione sul terreno. Ci siamo impegnati ad eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e in particolare alla pratica della mutilazione genitale femminile". Impegno ribadito nella solenne occasione; "L'Italia - è stata la conclusione del Presidente Napolitano - continuerà a chiedere alle Nazioni Unite di essere in prima linea nelle prevenzione del genocidio, la lotta contro ogni forma di discriminazione, la difesa delle minoranze e la protezione delle minoranze religiose".

 
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