(ASI) Federcontribuenti, rappresentante delle autonomie locali, non ha dubbi: ''appoggiamo non solo la battaglia dell'onorevole Rubinato ma, intendiamo batterci in ogni regione di Italia''.

Non si tratta di avallare idee separatiste ma di rendere autonomi e sovrani amministratori, contribuenti e territori per contrastare il fenomeno della corruzione e fermare lo sperpero di denaro pubblico. Che le Regioni siano un ente “autonomo” non si discute: è detto nella Carta costituzionale, sia nella sua originaria stesura che nella riscrittura del Titolo V della Parte II. Da tempo il contesto politico-istituzionale si è posto a blocco di questa storica riforma, impedendo la ricongiunzione di autonomia e sovranità e quindi di un ritorno alla giustizia sociale. Autonomia e sovranità sembrano ideali e non più concetti tanto risultano impalpabili, questo grazie ad un ormai radicato concetto di mero interesse privato espresso dal governo centrale in armonia con le segreterie locali. L’articolo 119 sancisce il principio dell’autonomia finanziaria di entrata e di spesa di Regioni, Comuni, Province e Città metropolitane; delinea le fonti da cui essi trarranno le risorse necessarie per finanziare le funzioni pubbliche; prevede un fondo perequativo senza vincoli di destinazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante; riconosce a regioni e enti locali un proprio patrimonio; limita il ricorso all’indebitamento delle regioni e degli enti locali alle sole esigenze di finanziamento delle spese di investimento, escludendo ogni garanzia dello Stato. ''Parliamo di federalismo ma non solo, - precisa Paccagnella presidente della Federcontribuenti -, vogliamo che ogni Regione diventi autonoma e responsabile nel ruolo di contabile e amministratore dei beni e dei servizi finanziati dai contribuenti, dove le entrate vengano investite sul territorio''. La mancata riforma ci costa un impero di municipalizzate pari a 13 miliardi l'anno senza alcun riscontro sul territorio. ''Con l'attuazione delle autonomie locali avremmo i responsabili e avremmo margine di manovra per fermare l'emorragia''. Secondo la Corte Costituzionale, l'IRAP, la tassa automobilistica, il deposito in discarica dei rifiuti solidi vanno considerate tasse statali e non delle regioni. ''L’IRAP è un tributo per il quale non vige il principio di correlazione: nato per finanziare la sanità, colpisce solo i soggetti produttivi. L'IRAP assume la natura di imposta propria della Regione e la legge che l'ha istituita prevedeva che il 90% del gettito ottenuto finanziasse il Fondo sanitario nazionale. Nel 2011 il gettito dell'IRAP ha finanziato solo il 30% della spesa sanitaria italiana. L’art. 8 della legge n. 80/2003, parlava di “Graduale eliminazione dell’imposta regionale sulle attività produttive”, invece non solo non è stata eliminata ma ha perso la sua natura andando a rimpizzare chissà quale fondo o cassa. «Vogliamo garantire in modo ordinato sia la responsabilizzazione finanziaria delle Regioni e degli Enti locali sia la possibilità di sviluppare, a livello regionale e locale, politiche economiche anche attraverso la leva fiscale dirette a permettere la piena valorizzazione delle risorse presenti sui territori, ad esempio anche attraverso speciali esenzioni, deduzioni e agevolazioni. Si tratta di un’ottica di applicazione della sussidiarietà fiscale che permette ai territori di incentivare le loro vocazioni e i loro punti di forza, offrendo una possibilità di intervento mirata che non sarebbe egualmente possibile con misure adottate in modo uniforme sul territorio nazionale dal livello centrale». Il regime agevolato per lo sviluppo imprenditoriale nelle Regioni con l’attuazione del federalismo fiscale consentirebbe fino all’azzeramento, dell’IRAP, regime autorizzato dalla Commissione europea e non ancora operativo. Inoltre, l'autonomia darebbe modo ai contribuenti, come è giusto che sia, di controllare l'operato dell'Ente sul proprio territorio garantendo imparzialità e correttezza amministrativa. Lo Stato centrale ha le sue entrate e dopo tutto è bene sia questo mostruoso Ente ad equiparare le sue spese alle entrate. Chiunque interessato ad estendere questa battaglia sul proprio territorio può contattare la Federcontribuenti.


Redazione Agenzia Stampa Italia

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