(ASI) L’attuale Esecutivo regionale è fuori tempo massimo per elaborare un nuovo Piano regionale dei rifiuti: una maggioranza in scadenza non ha il diritto di impegnare per gli anni a venire la futura Giunta.

Meglio, invece, che le coalizioni che si presenteranno agli umbri nella prossima primavera prendano impegni seri e non scritti sulla sabbia, come avvenuto nell’ultimo Piano regionale, rimasto lettera morta soprattutto per quanto concerne la chiusura del ciclo.

Più fruttuoso sarebbe dunque impiegare questi mesi per mettere ordine soprattutto a livello normativo, visto che oggi c’è una vera e propria “giungla” in cui è difficile – forse in maniera dolosa – districarsi: da un lato c’è una legislazione che tende verso un gestore unico regionale; dall’altro degli “Ambiti Territoriali Ottimali”, formalmente estinti ma che gestiranno a breve le gare per l’assegnazione della gestione.

Occorre poi farla finita con il falso mito della raccolta differenziata, che ad oggi non ha impedito l’ampliamento ed il mantenimento in vita di discariche della cui chiusura si era preso invece solenne impegno.

Infine è necessario ragionare sulla “chiusura del ciclo” che, in una regione con una popolazione pari a tre quartieri di Roma, può certo essere fatta con una impiantistica innovativa, già presente sul mercato e sperimentata in città importanti, la quale permette sia un abbattimento delle tariffe - ormai insostenibili per famiglie ed imprese - sia di ripagare in pochi anni il costo dell’impianto stesso attraverso l’energia prodotta.

Continuare a dividersi tra favorevoli alla raccolta differenziata, fautori di nuove discariche o partigiani della termovalorizzazione è una rappresentazione datata, che non fa bene alla politica, riducendola a strumento di potentati che fanno del ciclo dei rifiuti un esclusivo “business”, che prescinde dagli interessi legittimi delle Comunità.


Redazione Agenzia Stampa Italia

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