(ASI) Si è praticamente concluso l'iter che un anno fa cominciò con la "svendita" di Umbria Mobilità. Infatti con la cessione del restante 30% di quote societarie l'azienda pubblica che gestiva la mobilità in Umbria è finita definitivamente in mano a privati.

Ossia, la parte "sana" è finita in mani private, mentre i debiti accumulati da anni di gestione scellerata ed investimenti bizzarri sono rimasti nelle mani degli Umbri.
La decisione, peraltro non unanime, si è concretizzata a causa della mancata ricapitalizzazione da parte di tutti gli enti (esclusa la Regione) che detenevano le restanti quote di UM.
Insomma, l'Umbria non ha più i servizi di trasporto a gestione pubblica!
La vendita della quota residua di capitale sancisce la definitiva perdita di controllo degli enti pubblici sulle decisioni societarie. L’unico controllo che permane in capo agli enti è quello di affidatari dei servizi ed in quanto tali dovremo trattare con Bus Italia; società interamente controllata da FFSS.
Ora, alla luce delle manovre che in questi ultimi tempi sono state attuate, ci chiediamo ancora come una società possa acquistare quote di un'altra società, la quale gestisce diversi milioni di km/anno in tutta la regione, sapendo che a pochi mesi dall’acquisto sarà adottato un nuovo Piano Regionale dei Trasporti e i servizi stessi dovranno essere messi a gara.
Persiste poi l’annoso problema dell’evasione, per un costo di quasi 3 milioni l’anno e proprio in questi giorni apprendiamo come, per l'ennesima volta, UM  cerca di arginarlo, imponendo l’esibizione del biglietto al conducente. Ma i conducenti con contratto nazionale autoferrotranvieri non  percepiscono già delle spettanze per effettuare controlli a bordo? Come mai sino ad ora ciò non avveniva nonostante gli ingenti danni alle casse della società? Che fine hanno fatto i tornelli, installati in via sperimentale su alcune linee?
Ci chiediamo, infine, che fine faranno i debiti accumulati nella bad company? E quanto ammontino ad oggi, visto che al 31/12/2013 si stimavano in oltre 75 milioni di euro?
Per ultimo, vorremmo sottolineare il verificarsi dell'ennesimo velato e sottile conflitto di interessi, realtivo a soggetti nominati nel CDA di UM dal nuovo esecutivo di palazzo dei priori. Apprendiamo, infatti dalla stama che l'8 luglio scorso, si insediava l' Avv. Delia Adriani, mandatario del neosindaco Romizi (appartenente allo stesso noto studio legale Modena) e legale di fiducia di un sostanzioso schieramento di dipendenti appartenenti ad una nota sigla sindacale.
Finiamo con un interrogativo in merito alle cifre della vendita: perché il 70% di UM è stato valutato 21 mln (quindi 1% del capitale pari a 0,30 mln) mentre il restante 30% di UM è stato valutato poco più di 11 mln (1% del capitale pari a 0,37 mln) ?
Tra 0,30 e 0,37 mln la differenza è del 23%; dunque un 23% in meno per chi ha venduto (Enti Pubblici) ed un bel 23% di risparmio per chi ha comprato il 70% di UM (BusItalia).


Redazione Agenzia Stampa Italia

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