(ASI) Umbria - Sono giorni cruciali per la definizione della programmazione europea e per l’assegnazione dei fondi comunitari.

La partita è complessa e difficile e l’opposizione ha voluto contribuire con un atteggiamento responsabile e non preconcetto ad una partita strategica per il futuro dell’Umbria.

Le aspettative sono molte e forse eccessive; fatto sta che oltre un miliardo e mezzo di euro, da spalmare sul settennato 2014-2020, può rappresentare una forte boccata di ossigeno per l’economia umbra e per un bilancio regionale ormai estremamente rigido e con pochi margini di intervento politico.

La novità del cofinanziamento regionale ai POR certo non aiuta, ma forse la partita più difficile sta nel cofinanziamento privato, stante le difficoltà di aver accesso a crediti da parte di famiglie ed imprese.

In questo contesto l’impressione che questa partita venga usata come “strumento di campagna elettorale” da parte di Giunta e maggioranza regionale è più che un sospetto.   Non si può, infatti, continuare a decantare la capacità di spesa della nostra Regione, che ha utilizzato la quasi totalità dei fondi assegnati, quando la cruda realtà dei numeri dice altro.

Il Prodotto Interno dell'Umbria è infatti sceso - non solo in termini assoluti, ma anche in termini relativi - sia rispetto al contesto italiano che, in maniera maggiore e più grave, rispetto alle altre Regioni del Centro-nord.   Se il PIL umbro è diminuito negli ultimi anni del 2,1%, infatti, quello italiano è sceso dell’1,1 e quello del centronord solo dello 0,9. Lo stesso si potrebbe dire per i consumi delle famiglie e per altri dati macroeconomici: primo fra tutti il parametro della disoccupazione, aumentata in Umbria del 106,5 % rispetto al 62,2 per cento del dato italiano nel quadriennio 2008-2012.

In pratica si può dire che c'è stata una contrazione non solo in termini assoluti - giustificati da una crisi europea diffusa - ma anche in dati relativi rispetto ad altre Regioni, che magari non hanno avuto la stessa abilità dell’Umbria nello spendere i fondi europei assegnati.   Dunque i fondi europei sono stati spesi male, perché non hanno creato sviluppo, ma probabilmente clientela politica.

È un andazzo che ci auguriamo si interrompa con il nuovo settennato attraverso un “percorso condiviso” Giunta-Consiglio, percorso determinato dalla recente approvazione della Legge Comunitaria e dalla necessità di favorire programmi e bandi trasparenti finalizzati a dinamiche complesse e non contingenti. Lo deichiara il Andrea Lignani Marchesani Vice Presidente Consiglio regionale dell'Umbria.

Redazione Agenzia Stampa Italia

 

 

 

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