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Politica Nazionale

La fuga della Fiat: due schiaffi all’Italia

Di Fortunato Vinci 31 Gennaio 2014 – 11:03 2 min di lettura

(ASI)Il nome: Fiat Chrysler Automobiles. La Borsa: Wall Street e, a seguire, Piazza Affari. Le sedi: base legale in Olanda, residenza fiscale in Gran Bretagna. In queste poche parole non è racchiuso solo il dramma che vive un’azienda “italiana”, è il dramma che vive il nostro Paese. E le preoccupazioni aumentano con le dichiarazioni che ha fatto il Presidente del Consiglio, Enrico Letta: “Penso che la questione della sede legale - ha detto il Capo del Governo - sia secondaria: contano i posti di lavoro, le macchine vendute, la competitività. E penso che tutti gli italiani debbano tifare perché la fusione abbia successo, le promesse sugli investimenti siano rispettate, i posti di lavoro ci siano e Fiat Chrysler sia uno dei più grandi gruppi automobilistici italiani”. Quando ho sentito queste parole pronunciate da Letta sono rimasto trasecolato. Come immagino tutti gli italiani che, d’ora in poi, debbano tifare, oltre che per la Fiat, anche perché Letta lasci  prima possibile il governo, perché anche in questa occasione - ed è l’ennesima volta -  ha dimostrato di non essere all’altezza del suo gravoso compito. Ma è possibile, visto che lui non lo ha capito, che nessuno di quell’esercito di consulenti che ha a disposizione non sia stato in grado di spiegargli la straordinaria gravità di questa fuga, che è una fuga per sopravvivere, da un Paese come l’Italia in cui non è più possibile lavorare. E nemmeno vivere. Con una pressione fiscale, per le aziende, ma anche per i cittadini, che si aggira all’80 per cento, con una burocrazia che demolisce ogni aspirazione imprenditoriale.

E’ possibile che non si sia reso conto che è stata, quella di John Elkann e Sergio Marchionne, una decisione che avrà pesantissime ripercussioni in Italia e nel mondo? Non solo meno imposte e meno posti di lavoro, anche un messaggio devastante. Se anche la Fiat è stata costretta a fuggire, come si possa immaginare che imprese straniere serie, non quelle che arrivano per riciclare il denaro sporco, possano pensare di venire in Italia? C’è ora sul tappeto il dilemma angosciante dei dipendenti dell’Elettrolux, ma di problemi di questo genere ce ne saranno all’infinito. Altro che tavolo di trattative al ministero. Palliativi. Intollerabili palliativi.

Com’ è possibile che non ci sia nessuno che spieghi a questi incapaci che ci governano (non è un’offesa, è una semplice, amara constatazione) che continuando così ci porteranno tutti alla fame? E che la prima cosa, da fare - è da vent’anni che l’invoco inutilmente - è tagliare subito gli sprechi, cominciando da quelli della politica. Ma su questo versante non ci  sentono. “Fondi statali ai partiti, legge ancora in salita”, titola un trafiletto il Corriere della Sera, spiegando poi che il disegno di legge sul finanziamento ai partiti va sempre più a rilento. Ed è ovvio. Chi li paga senno quei 160 dipendenti del Pd che “lavorano” a Roma? E tutti quegli altri che “lavorano” in tutte le altre sedi ‘bolsceviche’, in Italia?

Fortunato Vinci –Agenzia Stampa Italia

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